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MARKETING ...

2005 - ZAPP IMPRESA - Dodici numeri di marketing territoriale per una zona industriale che nessuno raccontava.​
 

Dal quarto capannone a “proviamo a raccontarci”

Quando ci siamo insediati in zona industriale, nel 1993, il nostro riferimento logistico era "il quarto capannone".
Non un nome, non un'insegna riconoscibile: un numero d'ordine.
Anni dopo mi sono reso conto che quella non era solo una questione di segnaletica.
Era la condizione di tutti. Decine di imprese che lavoravano ogni giorno, producevano fatturato, davano lavoro. e per la città di Molfetta erano poco più che una macchia sulla mappa.
L'invisibilità non era un caso.
Era strutturale: non esisteva nessuno strumento di marketing territoriale pensato per raccontare quello che succedeva là dentro.

 

L'idea: fare marketing territoriale dove tutti vedevano solo capannoni

Nel 2005 ho fondato ZAPP IMPRESA. Rivista bimensile, bilingue, dedicata alla zona industriale di Molfetta.
Dodici numeri in due anni, autofinanziata con la vendita di spazi pubblicitari e reportage aziendali.
Zero contributi pubblici, zero bandi.
La spedivo gratuitamente alle camere di commercio italiane ed europee. La vendevo in edicola.
Non era un house organ aziendale. Era un tentativo concreto di fare marketing territoriale in un posto dove, fino ad allora, il territorio erano solo capannoni e recinzioni.
La presentai alla città alla Fabbrica San Domenico nel 2005. Presente il sindaco Tommaso Minervini.
Per la prima volta, imprenditori, istituzioni e cittadini si trovavano nello stesso posto a parlare della zona industriale come se fosse qualcosa che li riguardava tutti.

 

Comunicazione d'impresa sul territorio: cosa faceva, concretamente

Ogni numero era un pezzo di quel mondo che tornava visibile: un'azienda con la sua storia, un problema della zona che finalmente veniva detto ad alta voce, un interlocutore istituzionale che si trovava obbligato a rispondere.
Rubriche per promuovere la formazione e la conoscenza, interviste agli imprenditori.
Il modello era semplice: chi comprava pubblicità su ZAPP IMPRESA non stava comprando spazio su una rivista.
Stava dicendo che esisteva.

 

Nel 2006 ho sospeso

Non ho chiuso. Ho sospeso.
Nel 2007 è partito il progetto Settimana Santa a Molfetta, la prima campagna di promozione turistica dei riti pasquali molfettesi, e non riuscivo più a gestire tutto: la rivista, i clienti che seguivo personalmente, il nuovo progetto.
Qualcosa dovevo cedere.
Ha ceduto ZAPP IMPRESA. Non perché non funzionasse. Perché in quel momento stava partendo qualcos'altro, e non ero disposto a farlo a metà.
Due anni sono bastati a dimostrare che la zona industriale aveva storie da raccontare e un pubblico disposto ad ascoltarle. Non era poco.
 
Hai un'area produttiva o un distretto che il territorio non conosce?

 

Scrivimi. Il problema che hai tu, probabilmente, l'ho già visto.

 

 

 

comunicazione & mkt territoriale

MKT ...

2006 / Nove Mercanti in Fiera. Nove aziende della zona industriale di Molfetta, uno stand condiviso alla Fiera del Levante.
Convinco nove imprenditori della zona industriale di Molfetta a presentarsi insieme alla Fiera del Levante di Bari. Nessun contributo pubblico: ogni azienda mette la sua quota.
Alla fine della fiera, il mio ufficio si riempie di fiori.

 

La proposta

Zona industriale di Molfetta, metà anni Duemila. Ogni azienda va in fiera per conto suo, il proprio stand, i propri clienti, il proprio catalogo. A nessuno viene in mente di presentarsi insieme.
Comincio a fare il giro delle aziende con una proposta semplice: condividere uno spazio alla Fiera del Levante. Non un consorzio, non un progetto pluriennale.
Un esperimento: vediamo cosa succede se un'area industriale si presenta come un'unica realtà produttiva invece che come nove stand separati.
La reazione iniziale è quella che ti aspetti. Diffidenza, perplessità, il solito "ma noi siamo diversi, facciamo cose diverse".
Poi, uno alla volta, dicono sì.

 

 

Le nove aziende

A raccogliere la proposta sono nove realtà diverse per settore, tutte autofinanziate:
Cattolica Popolare, Globeco, Gaudio, Giesse Impianti, Grossano Arredamenti, Inottica, Molfetta Outlet, Remec, Sitec.
Ciascuna mette una quota. Nessun bando, nessun contributo pubblico. Solo imprenditori che decidono di provare.

 

Lo stand condiviso alla Fiera del Levante

NOVEMERCANTIinFIERA diventa uno stand unico alla Fiera del Levante di Bari: nove aziende della stessa area industriale che si presentano come rete. L'idea è che il visitatore entri per una e scopra le altre otto.
Che la zona industriale di Molfetta smetta di essere un indirizzo e diventi un nome.

 

I fiori

A fiera finita, prima ancora di fare i conti, il mio ufficio si riempie di omaggi floreali da parte degli imprenditori. Non me lo aspettavo. I risultati commerciali erano stati buoni, i contatti nuovi parecchi, e tutti volevano ripetere l'esperienza l'anno dopo.
Non l'abbiamo ripetuta. L'anno dopo ero già dentro il progetto della Settimana Santa a Molfetta, e le energie erano finite lì. Ma quei fiori sono rimasti il modo più concreto che ho visto per dire "ha funzionato".

 

Quello che è rimasto

Un'edizione sola, non un modello replicato. Ma il principio regge ancora: quando le imprese di uno stesso territorio smettono di guardarsi solo come concorrenti e si presentano insieme, il visitatore vede qualcosa di diverso da nove stand separati. Vede un luogo.

 

Se hai un gruppo di imprese che vuole presentarsi insieme

Se rappresenti un consorzio, un distretto produttivo o un gruppo di aziende della stessa area e vuoi costruire una presenza fieristica condivisa o un progetto di marketing territoriale d'impresa scrivimi
 

 

 

Video > https://youtu.be/y8lxI68qwZs

 

comunicazione & marketing territoriale

ASSOCIAZIONE ...

2003 - ASSOCIAZIONE OPERA. Quando l'azienda decide di fare cultura sul territorio
Ho fondato l'Associazione Culturale Opera come emanazione della Editrice L'Immagine: per allargare le relazioni dell'azienda e fare cultura sul territorio. 

 

«Copriteli, quei manifesti!»

La telefonata arrivò con tono perentorio, niente saluti: «Copriteli quei manifesti!». Seppi che l'allora Sindaco-Senatore di Molfetta era furibondo.
Poco dopo mi ha convocato anche il Presidente dell'ASM dell'epoca, l'azienda che gestiva la nettezza urbana. anche lui infuriato perché la campagna, secondo lui, era partita "a sua insaputa".
Era una campagna autofinanziata. Pensata, scritta e impaginata da me. Non attaccava il Comune. Attaccava chi sporcava la città.
Gli slogan erano ironici e scomodi: «Non fare il pezzo di merda per strada». «Liscio, gasato o vastaso?» (per chi getta lattine in mare). «Sapore di sale o sapore di maiale?» (per chi abbandona rifiuti in spiaggia). 
I manifesti non li abbiamo coperti.
Sono rimasti su fino a fine campagna. La rabbia delle istituzioni si è spenta da sola, perché non c'era niente da contestare: era educazione civica vera, autofinanziata, firmata da un'associazione regolare.

 

Perché ho fondato Opera

L'Associazione Culturale Opera nasce nel 2003 come emanazione della Editrice L'Immagine di Molfetta, di cui sono co-amministratore dal 1980.
L'idea era semplice. Un'azienda di editoria e comunicazione che lavora con enti, parrocchie, associazioni e Comuni ha bisogno di un veicolo culturale autonomo.
Per due ragioni concrete: allargare le relazioni dell'azienda fuori dal perimetro commerciale, e poter intraprendere attività culturali  (mostre, campagne, progetti territorialli) senza dover passare ogni volta dal cliente di turno e per una crescita culturale del territorio.

 

Cosa ha fatto Opera

Ho usato l'associazione per tenere insieme tre filoni: mostre fotografiche e d'arte negli spazi della città, rassegne e incontri culturali su temi locali, campagne di sensibilizzazione e di marketing territoriale come quella sull'educazione civica del 2003.
Per quella campagna ho aperto anche un concorso via email: cittadini che scrivevano nuovi slogan da mettere sui manifesti successivi.
Opera ha lavorato per anni su questa linea: usare la comunicazione per far crescere consapevolezza e legame con il territorio. Senza scopo di lucro, senza bandi pubblici, senza contributi: solo autofinanziamento dell'azienda madre.

 

Cosa ne è stato

L'Associazione Opera oggi non è più operativa. Negli anni è stata progressivamente assorbita dall'attività editoriale ordinaria della Editrice L'Immagine, che ha continuato a fare progetti culturali in proprio.
È andata così: l'associazione era nata per poter fare certe cose, poi col tempo l'azienda ha imparato a farle da sola.

 

Una frase scomoda funziona più di cento comunicati

Quando una telefonata arriva alle nove di mattina con un dirigente comunale che urla, è il segno che la comunicazione è arrivata dove doveva arrivare.
Non è una vittoria. È un dato. Vale la pena di tenerselo in mente prima di scrivere il prossimo manifesto.

 

Hai un territorio da svegliare? > Scrivimi

   

 

comunicazione & mkt territoriale

TURISMO ...

2012  - SANCTA – I Luoghi dell'Anima. Quando ho presentato un brand senza una sola slide
Al Josp Fest di Roma, davanti a buyer internazionali del turismo religioso, ho presentato SANCTA, il brand della Puglia spirituale. Senza PowerPoint, senza discorso studiato. Solo la rivista, le immagini, e una sala che ha ascoltato.

 

«Si prepari, ora tocca a lei» – E io con il cuore in gola

Roma, Josp Fest – Festival degli Itinerari dello Spirito, organizzato dall'Opera Romana Pellegrinaggi. Sala piena di giornalisti, operatori del turismo religioso, buyer da mezza Europa.
La voce dello staff alle mie spalle: «Si prepari, ora tocca a lei».
Cuore in gola. Era la prima volta che parlavo davanti a buyer internazionali. Sapevo di dover salire sul palco, non era un imprevisto.
Quello che era una scelta era l'altro pezzo: niente PowerPoint. Le slide non sono il mio stile. Non lo sono mai state.

 

Il brand che avevo proposto in Regione

Avevo proposto all'assessorato regionale al turismo di portare al Josp Fest un nuovo brand, SANCTA – I Luoghi dell'Anima: un contenitore che mettesse insieme le feste patronali, i riti della Settimana Santa, i santuari, i cammini interiori della Puglia.
Tutto il filone su cui stavo già lavorando da anni — Patroni di Puglia, la Settimana Santa in Puglia , confluiva qui sotto un'unica identità di progettazione turistica e culturale.
L'avevo costruito così perché un buyer di Berlino o di Lione non capisce la differenza tra un rito pasquale molfettese e un pellegrinaggio garganico. Ma capisce un brand che li tiene insieme.

 

La rivista al posto delle slide

Sul palco ho fatto questo. Avevo con me la rivista bilingue SANCTA, la distribuivamo gratuitamente nei giorni della fiera. Ne ho prese delle copie e le ho passate alla platea. Ho detto: «La sfogliamo insieme».
Ho commentato le immagini man mano. I fujenti di San Severo. La processione dei Misteri di Molfetta. La grotta di San Michele sul Gargano. I santuari mariani del Salento. Una pagina alla volta senza un foglio davanti.
Quando ho finito è arrivato un applauso lungo. Di quelli che senti che non sono di cortesia. Domande, curiosità, qualche scambio di biglietto da visita. È andata bene.

 

Cosa è rimasto

Niente. SANCTA è rimasto in vita solo per quell'occasione. Poco dopo è cambiata la giunta regionale e il progetto è finito nel dimenticatoio insieme a molto altro.
È la fisiologia dei progetti pubblici quando dipendono da una stagione politica precisa. Capita. Non lo racconto come fallimento, lo racconto come dato.
Una buona idea, costruita bene, presentata davanti alle persone giuste, può comunque non sopravvivere a un cambio di assessorato. Bisogna saperlo prima.

 

Le slide non sono uno strumento neutro

Una platea di buyer internazionali si aspetta slide. Quando non arrivano, l'attenzione cambia: ti guardano, non guardano lo schermo.
Ho imparato lì, con il cuore in gola, che a volte la scelta giusta non è prepararsi meglio. È prepararsi diversamente.

 

Hai un brand territoriale da presentare?

Scrivimi. Ti racconto come si costruisce un racconto che funziona anche quando il PowerPoint non c'è.

 

 
promozione turismo religioso e culturale