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NAVE ITALIA A MOLFETTA 2026

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NAVE ITALIA A MOLFETTA 2026

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Chi Siamo

PATRONI DI ...

E dopo i riti della Settimana Santa in Puglia nel 2012 arrivò la prima rete regionale dedicata alla progettazione turistica e culturale delle feste patronali pugliesi. Trentadue Comuni, dal Gargano al Salento, nati da una promessa fatta tra due letti d'ospedale.

Un disciplinare condiviso, una guida tascabile, un portale, le fiere internazionali. Tutto è cominciato a San Giovanni Rotondo, in una stanza dove non mi aspettavo di trovare un'idea.

 

La scintilla, l'invito che non ti aspetti

Eravamo entrambi in cura. Lui un tumore al fegato, io un tumore al pancreas. Si chiamava Nicola, era di San Severo, e nei pomeriggi lunghi della corsia parlava della sua festa patronale come uno parla della cosa più importante che gli sia capitata. Un giorno mi guarda e dice: «Se usciamo vivi da questa stanza, vieni a vedere i fujenti della Madonna del Soccorso.» A maggio mantengo la promessa. Sono a San Severo, davanti ai fujenti. Botti, fede, gente che corre tra le scintille, un'emozione che pochi territori in Italia possono mettere in scena, e zero promozione turistica strutturata intorno. Le feste patronali in Puglia erano una miniera d'oro che nessuno aveva ancora trattato come tale.

 

Da San Severo all'assessorato in sette giorni

Sono tornato a casa con il video che mi ero montato da solo. Riprese mie, montaggio mio. L'ho portato all'assessora regionale al turismo Silvia Godelli e l'ho guardato con lei. In sette giorni avevamo nome, logo e ok politico per partire. Da quell'incontro nasce Patroni di Puglia, La Festa, primo brand regionale dedicato alle feste patronali come prodotto di progettazione turistica e culturale.

 

La Cassetta degli Attrezzi

> Visione concreta da condividere. Trattare le feste patronali pugliesi come un prodotto turistico strutturato, non come folklore da cartolina
> Portare un video fatto in casa davanti a chi decide. L'emozione arriva prima del business plan
> Chiedere una quota di iscrizione a ogni Comune. Chi mette soldi propri tiene di più al progetto
> Scrivere un disciplinare condiviso e catalogare le feste per tipologie
> Ho curato grafica, comunicazione e identità visiva del brand

 

Cosa è rimasto

Un brand riconoscibile, una rete di Comuni che per qualche anno ha lavorato insieme, una catalogazione delle feste che prima viveva solo nelle teste dei sindaci e dei priori. Patroni di Puglia è arrivato dopo un percorso preciso. Era cominciato con Settimana Santa Molfetta 2007, si era allargato alla Settimana Santa in Puglia, ed era diventato regionale qui, nel 2011, abbracciando tutto l'anno liturgico. Quello che non è rimasto è la continuità politica. Cambiate le giunte, certi progetti si sfilacciano. È la fisiologia.

 

Cosa ho capito

I focus group servono a confermare le idee, non a trovarle. Le idee buone le trovi dove non vorresti essere, in una corsia, su una panchina dopo una processione, in un bar a Molfetta alle dieci di sera. Da una stanza d'ospedale è nata una rete di trentadue Comuni. Una buona intuizione, se la prendi sul serio, può diventare un progetto. Una cosa tira l'altra, sempre. L'anno dopo questo brand sarebbe salito sul palco del JOSP Fest di Roma con SANCTA.

 

 

website > www.patronidipuglia.it

video > https://youtu.be/V2DQHvMzV5w?feature=shared

video > https://www.youtube.com/watch?v=HyTTU1XO00k

 

 

Marketing turistico e culturale per la prima rete regionale delle feste patronali pugliesi

SETTIMANA ...

Nel 2008 ho ideato un progetto di promozione turistica dei riti religiosi pugliesi nato da una domanda ripetuta in fiera. Senza incarico, senza ufficio regionale alle spalle.

Quando un "solo Molfetta?" diventa una rete di 22 comuni. E poi arriva la Spagna. In pochi anni è diventato un programma della Regione Puglia, con conferenze stampa alla BIT Milano, TTG Rimini, ITB Berlino, FESPO Zurigo, presenze alle fiere del turismo religioso, copertura su RAI Radio2, Telenorba e Antenna Sud.

 

La domanda che ho preso sul serio

Alla BIT di Milano, all'infopoint di Molfetta, nei corridoi delle fiere, la scena era sempre la stessa. Turisti e pellegrini che avevano vissuto i riti della Settimana Santa di Molfetta mi chiedevano: "Bellissimo… ma solo Molfetta? Non c'è altro in Puglia?" Ripetuta decine di volte, quella domanda era già una risposta. La Puglia dei riti pasquali esisteva, dal Gargano al Salento, ma andava in ordine sparso, ogni paese per conto suo. Nessuno la raccontava come un'unica destinazione. Nel 2008 ho cominciato a fare telefonate. Non avevo un incarico. Avevo una lista di comuni e una convinzione.

 

Da 10 a 22 comuni

Prime adesioni, 10 comuni, dal Gargano al Salento. Crescita per passaparola, in pochi mesi diventano 22. Passaggio istituzionale, il consigliere regionale Guglielmo Minervini mi mette in contatto con l'assessore al turismo Massimo Ostillio. Il progetto entra nei programmi della Regione Puglia. Ogni comune versa una quota d'iscrizione, la prova che la rete non è calata dall'alto ma sostenuta dai territori stessi.

 

La Cassetta degli Attrezzi

> Visione concreta da condividere. La Puglia dei riti pasquali è un'unica destinazione, non venti paesi sparsi
> Ricerca sul campo, comune per comune, per capire chi era pronto ad accogliere visitatori e chi aveva bisogno di tempo
> Disciplinare condiviso, standard minimi di accoglienza scritti con i comuni, non per i comuni
> Cinque itinerari, Gargano e Daunia, Puglia Imperiale, Bari e la Costa dei Trulli, Salento, Magna Grecia
> Quota d'iscrizione per ogni comune, chi paga tiene di più al progetto
> Ho curato grafica, comunicazione, guida pocket multilingue, portale web e canali social

 

2018, la Spagna, Valladolid, l'apertura internazionale

Dieci anni dopo le prime telefonate, il progetto ha attraversato un confine. Nel 2018 si è aperta una collaborazione con la Spagna e con l'Università di Valldoliduna città che ha con la Settimana Santa un rapporto antico, diverso dal nostro, ma parente nelle radici. Da quell'incontro sono nati scambi, confronti di metodo e nuovi scenari di lavoro che hanno portato la rete pugliese a misurarsi con un contesto internazionale. È il passaggio che ha reso evidente una cosa: quando un progetto di territorio viene costruito sull'ascolto, prima o poi qualcuno da fuori lo riconosce.

 

Cosa ho capito

Una rete di territori piccoli e medi può reggere, se nasce dall'ascolto e non dalla scrivania. Un disciplinare condiviso vale più di venti bandi paralleli. Una domanda ripetuta in fiera, se qualcuno la prende sul serio, può diventare la mappa di una regione. E a distanza di dieci anni può anche diventare un ponte con un altro Paese.

 

 

website > www.settimanasantainpuglia.it

video > https://youtu.be/mFyxf_KhjRE?feature=shared

 

 

Marketing turistico e culturale per la rete dei riti pasquali pugliesi

SETTIMANA ...

Mi avevano chiesto un manifesto, ho consegnato un progetto da trentamila euro. Una richiesta semplice della Confraternita della Morte di Molfetta diventa, senza un euro pubblico, il primo piano di promozione turistica dei riti religiosi molfettesi. L'anno dopo, alle fiere, inizierà a tornare una domanda che aprirà tutto il resto.

 

La richiesta

Un giorno entrano nel mio ufficio il dottor Franco Stanzione, priore della Confraternita della Morte, e il fotografo Antonio D'Agostino. La richiesta è chiara: «Gaetano, voglio un bel manifesto per la Settimana Santa a Molfetta.» Passano alcuni giorni. Ci rivediamo. Loro si aspettano un layout. Io appoggio sul tavolo due cartelle dattiloscritte: un progetto di promozione turistica della Settimana Santa molfettese, valore trentamila euro. Il priore mi dice subito, con l'onestà che gli riconoscevo, che la Confraternita può contribuire solo con una piccola quota. Lo sapevo già. Ma quel potenziale lo avevo visto, e non volevo lasciarlo lì.

 

Un progetto culturale per una confraternita, senza fondi pubblici

Il progetto poteva esistere solo se lo tenevano su le imprese del territorio. Ne ho coinvolte otto: Remec, Cattolica Popolare, Oleificio Goccia di Sole, Top Service, Garden Hotel, Editrice L'Immagine, Rifindecor, ConfSud. Ciascuna ha messo una quota. Insieme alla quota della Confraternita, è bastato. Niente soldi pubblici: il Comune aveva altro a cui pensare. È stato, di fatto, uno dei primi casi in cui ho visto che valorizzare un rito religioso come offerta turistica non richiede necessariamente un bando: richiede persone che credono nel territorio.

 

La Cassetta degli Attrezzi

> Visione concreta da condividere. Un rito religioso è già un'offerta turistica, basta trattarlo come tale
> Consegnare più di quanto ti hanno chiesto. Mi avevano chiesto un manifesto, ho portato un progetto
> Far reggere il progetto sulle imprese del territorio quando il pubblico non c'è, otto aziende, una quota ciascuna
> Presidiare i flussi reali. Lo stand all'Aeroporto di Bari-Palese intercetta chi arriva e chi parte
> Materiali bilingue italiano e inglese, catalogo, portale e infopoint aperto nei giorni della Settimana Santa
> Ho curato grafica, comunicazione e identità visiva del progetto

 

Dove l'ho portato

Spazio alla BIT di Milano per presentare Molfetta e i suoi riti a operatori italiani e stranieri. Stand all'Aeroporto di Bari-Palese per due mesi. Infopoint presso la Confraternita nei giorni della Settimana Santa. Catalogo e portale bilingue. Visite guidate durante il periodo pasquale, con un percorso costruito sulla città.

 

Cosa ho capito

Il progetto del 2007 è rimasto un'unica stagione. Non perché sia finito male: perché è diventato altro. L'interesse raccolto a Milano e a Bari-Palese, e soprattutto la domanda che tornava dai visitatori, "solo Molfetta?"mi hanno convinto che la scala giusta non era più la città, ma la regione. L'anno dopo è nata la rete della Settimana Santa in Puglia Non ho numeri da mostrare di quell'edizione: all'epoca non li abbiamo raccolti, e sarebbe disonesto inventarli adesso.

Quello che posso dire è che l'interesse fu abbastanza grande da spingere un progetto di città a diventare un progetto di regione.

 

video  > https://youtu.be/-5y_m1diEjI

 

 

Marketing turistico e culturale per i riti religiosi pasquali molfettesi

NOVE ...

Convinco nove imprenditori della zona industriale di Molfetta a presentarsi insieme alla Fiera del Levante di Bari. Nessun contributo pubblico, ogni azienda mette la sua quota. Alla fine della fiera, il mio ufficio si riempie di fiori.

Nove aziende diverse per settore, uno stand condiviso, un esperimento con una data di inizio e una di fine. Il visitatore entra per una e trova un territorio.

 

La proposta

Zona industriale di Molfetta, metà anni Duemila. Ogni azienda va in fiera per conto suo, il proprio stand, i propri clienti, il proprio catalogo. A nessuno viene in mente di presentarsi insieme. Comincio a fare il giro delle aziende con una proposta semplice: condividere uno spazio alla Fiera del Levante. Non un consorzio, non un progetto pluriennale. Un esperimento: vediamo cosa succede se un'area industriale si presenta come un'unica realtà produttiva invece che come nove stand separati. La reazione iniziale è quella che ti aspetti. Diffidenza, perplessità, il solito "ma noi siamo diversi, facciamo cose diverse". Poi, uno alla volta, dicono sì.

 

Le nove aziende

A raccogliere la proposta sono nove realtà diverse per settore, tutte autofinanziate: Cattolica Popolare, Globeco, Gaudio, Giesse Impianti, Grossano Arredamenti, Inottica, Molfetta Outlet, Remec, Sitec. Ciascuna mette una quota. Nessun bando, nessun contributo pubblico. Solo imprenditori che decidono di provare.

 

La Cassetta degli Attrezzi

> Visione concreta da condividere. Che la zona industriale di Molfetta smettesse di essere un indirizzo e diventasse un nome
> Il porta a porta. La proposta collettiva si vende a porte singole, non in assemblea
> Togli complessità alla proposta. Non un consorzio, non un impegno pluriennale, ma un esperimento con una data di inizio e una di fine
> Scegli un naming che racconti il progetto. NOVEMERCANTIinFIERA dice già tutto prima che il visitatore entri nello stand
> Autofinanziamento come regola. Chi mette soldi propri decide con più serietà
> Uno stand unico visivamente. Il visitatore deve percepire un luogo, non una somma di aziende
> Ho curato grafica e comunicazione del progetto, dall'identità visiva dello stand ai materiali promozionali distribuiti in Fiera

 

 

Lo stand condiviso alla Fiera del Levante

NOVEMERCANTIinFIERA diventa uno stand unico alla Fiera del Levante di Bari: nove aziende della stessa area industriale che si presentano come rete. L'idea è che il visitatore entri per una e scopra le altre otto. Che la zona industriale di Molfetta smetta di essere un indirizzo e diventi un nome.

 

I fiori

A fiera finita, prima ancora di fare i conti, il mio ufficio si riempie di omaggi floreali da parte degli imprenditori. Non me lo aspettavo. I risultati commerciali erano stati buoni, i contatti nuovi parecchi, e tutti volevano ripetere l'esperienza l'anno dopo. Nei mesi successivi arrivarono richieste di partecipazione da altre aziende della zona industriale che volevano esserci alla prossima edizione. Non l'ho ripetuta. L'anno dopo ero già dentro il progetto della Settimana Santa a Molfetta e le energie erano finite lì. Ma quei fiori sono rimasti il modo più concreto che ho visto per dire "ha funzionato".

 

Cosa ho capito

Un'edizione sola. Ma per una settimana la zona industriale di Molfetta aveva avuto un nome alla Fiera del Levante, non solo un indirizzo su una mappa. Nove aziende diverse che insieme occupavano uno spazio come se ci fossero sempre state. Il visitatore entrava per una e trovava un territorio.

 

 

Video > https://youtu.be/y8lxI68qwZs

 

Marketing territoriale per la zona industriale di Molfetta alla Fiera del Levante