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29 ottobre 2026

L’8 novembre, a Molfetta, il Festival Viator si apre con un titolo che conoscono anche i chierichetti: "In principio erat verbum". Due settimane dopo, il 21 novembre, nell’abbazia di Santa Maria La Sanità del Casale a Pisticci (mt), alla vigilia di Santa Cecilia, patrona dei musicisti, la banda cittadina risponde con un altro titolo: "In principio era il suono".

Due inizi diversi nello stesso cartellone. Il tema della XII edizione è LOGOS, e a quanto pare ammette più di una risposta.

 

Il Festival Viator, diretto da Giovannangelo de Gennaro e Michele Lobaccaro, porta la musica sulle Vie Francigene del Sud dall’8 novembre al 20 dicembre 2026, con concerti in Puglia, Lombardia, Basilicata e Sicilia. Lo seguo da vicino dal 2021, e come è cresciuto l’ho raccontato nella scheda del progetto.

 

Che cosa vuol dire LOGOS

In greco logos vuol dire parola, discorso, ragione, misura. Il Vangelo di Giovanni lo mette all’inizio di tutto ed il sottotitolo del festival indica dove questa parola deve arrivare, nelle menti, nei cuori e nei corpi.

Per chi cammina, la prima parola che si incontra sulla strada è una freccia che ti indica la direzione.

Nel programma l’italiano non basta. Ci sono Xenia, che in greco è l’ospitalità, Aion, il tempo, e il dhrupad, il canto sacro indiano.

 

Sabir, la lingua di chi viaggia

A Calvisano (bs), l’8 dicembre, Stefano Saletti e la Banda Ikona Trio portano Sabir, il Logos del Mediterraneo. Il sabir era la lingua franca dei porti, un miscuglio di italiano, spagnolo, arabo e greco che non era la lingua madre di nessuno e serviva ai mercanti per capirsi.

 

Senza patria e senza grammatica ufficiale, è durato secoli. In una città di porto come Molfetta l’idea non suona strana.

 

A Molfetta la parola cambia casa ogni sera

Qui il festival abita le chiese di San Bernardino, dell’Immacolata, di Sant’Andrea e di San Domenico, il Museo Diocesano e la Cittadella degli Artisti. Il 14 novembre la tabla di Ciro Montanari incontra il canto dhrupad di Virginia Nicoli. Il 29, al Conterosso Social Club, Valeria Sturba e Vincenzo Vasi suonano musica dadaista con un theremin, uno strumento che si suona senza toccarlo, muovendo le mani nell’aria.

 

Il 27 novembre la Cittadella proietta Santiago di Yann Samuell e apre un talk con chi accompagna adolescenti fragili lungo i cammini.

Il festival chiude il 20 dicembre con i Brigan e un titolo che non è né verbo né suono: "Luna, cera e vino".

 

 

Festival Viator XII edizione | LOGOS
Molfetta, dall’8 novembre al 20 dicembre 2026, ore 20.30
Chiese di San Bernardino, Immacolata, Sant’Andrea, San Domenico | Museo Diocesano | Cittadella degli Artisti | Conterosso Social Club
Info: 340 619 0019 (solo WhatsApp) | festivalviator.it

 

 

La XII edizione del Festival Viator tra Puglia, Lombardia, Basilicata e Sicilia, raccontata da chi segue da vicino dal 2021 la rassegna di musica e cammini

QUI NON ...

15 ottobre 2026

Ho in mano una guida di Molfetta che ho impaginato io: riconosco le foto, i dieci itinerari e, nelle ultime pagine, i nomi: alberghi, ristoranti, guide turistiche della mia città, gente che conosco per nome, e di cui so anche dove prende il caffè.

È VisitMolfetta, il progetto di promozione turistica che ho costruito per Molfetta insieme a loro.

 

Dal «qui non c’è nulla» a dieci itinerari

Tutto era cominciato con una frase che sentivo a ogni incontro con la filiera turistica: «Perché un turista dovrebbe fermarsi qui? Non c’è nulla». A dirlo erano proprio quelli che di turisti vivevano.

Io la pensavo al contrario. Ogni città ha il suo genius loci, solo che chi ci vive ci passa accanto ogni mattina e non lo vede più. Così ho guardato Molfetta come se non ci fossi nato: il porto, il Duomo sul mare, le processioni di Pasqua, la festa di settembre, i cantieri, le notti d’estate.

 

Dal presunto nulla sono usciti dieci itinerari, ognuno con un nome e un’anima. Li ho trasformati in tre strumenti: una guida pocket in italiano, inglese e tedesco, un portale web multilingue www.visitmolfetta.it e un racconto quotidiano sui social.

 

Un progetto che nessuno poteva pagare da solo

Il mio lavoro, che altri chiamano marketing turistico e culturale, è stato mettere quei due mondi allo stesso tavolo. Il Comune portava una minima parte di contributo finanziario (no comment) e l’accesso alle fiere dentro lo stand della Regione. I privati portavano il grosso del budget e soprattutto la faccia: se un turista arrivava a Molfetta, la partita si giocava nelle loro stanze e ai loro tavoli.

 

Convincere uno alla volta

Non c’è stata una riunione risolutiva. Gli scettici non erano uno o due da convincere: erano tutti. Li ho presi uno per uno, sempre con la stessa obiezione davanti.

Confesso una cosa. Più difficile della grafica, dei testi e delle traduzioni è stato tenere insieme persone che il giorno prima si facevano concorrenza sulla stessa strada. Una rete tra pubblico e privato non si firma. Si costruisce una telefonata alla volta, e a ogni telefonata rischi di perderla.

 

Il turista compra una città, non un albergo

In una fiera come Berlino nessuno si ferma per un singolo ristorante di una città mai sentita. Si ferma per una destinazione. Un operatore da solo non può offrirla. Una filiera turistica che si presenta unita sì.

Quell’anno il progetto di promozione turistico e culturale VisitMolfetta è passato dalle più importanti fiere turistiche nazionali e internazionali: dalla BIT di Milano all’ITB di Berlino e al TTG di Rimini. 

 

Promozione turistica di Molfetta e marketing turistico e culturale: rete tra pubblico e privato, guida multilingue, portale web e fiere internazionali

MASKS ...

2 settembre 2025

Bragança, Portogallo. 27 e 28 agosto 2025.

Dal 2024 coordino la comunicazione di MASKS, progetto europeo sulle maschere rituali: dai confratelli della Settimana Santa ai carnevali d'Europa.

 

Meeting del progetto europeo MASKS, Unveiling the Arts and Works Behind the Masks. Dodici partner da quattro paesi, tra università, musei e centri di ricerca. E io, seduto in quella sala, che penso: che ci faccio io qui?

Non è la prima volta. È una sensazione ricorrente. Trovarmi in contesti che sembravano irraggiungibili, troppo grandi per me.

 

Il progetto MASKS

MASKS unisce dodici partner europei tra università, centri di formazione, musei e aziende private, da Italia, Spagna, Romania e Portogallo. Capofila del progetto è la Università di Valladolid coordinata dalla prof.ssa Maria Pilar Panero. Editrice L'Immagine coordina la comunicazione e la promozione del progetto. Detto così sembrava enorme. Abbiamo detto sì lo stesso, perché nel progetto ci credevamo.

 

La matematica del coraggio

Ogni impossibile di ieri è il normale di oggi. Ripensando al mio percorso, riconosco i momenti in cui ho detto proviamoci senza avere tutte le risposte. Ogni volta che ho scommesso su un'idea fuori portata, mi stavo costruendo la strada verso posti impensabili. Non è magia. È fiducia, verso se stessi e verso gli altri. È dire sì prima di sapere come si fa.

 

Il prezzo del coraggio

Il segreto è iniziare. Anche con il rischio di prendere qualche ceffone. E i ceffoni arrivano. Progetti che non decollano, collaborazioni interrotte, scommesse perse. Ma ogni fallimento è stato una lezione che mi ha portato fin qui, in questa sala a Bragança. Non esiste crescita senza rischio.

 

Le maschere che indossiamo

Lavorare proprio con le maschere ha il suo peso simbolico. Quelle antiche raccontano trasformazioni, la capacità di superare i limiti. Anche noi ne indossiamo di quotidiane. Paure, dubbi, il non sono abbastanza. La sfida è riconoscere quando quel "che ci faccio io qui?" non è realismo, ma paura travestita.

Se anche tu te lo sei chiesto, in un contesto che sembrava troppo grande, è il segnale che sei sulla strada giusta. Quella resterà sempre la domanda più bella da farsi.

 

Il progetto MASKS è co-finanziato dal programma Erasmus+ dell'Unione Europea.

 

ps. un sincero ringraziamento a Marica Petruzzella per il contributo logistico e per aver saputo relazionare con i partner.

le foto sono di Gaetano Armenio

 

 

 

Riflessioni da Bragança

CHE CI ...

23 settembre 2026

Quattro ore a bordo dei pescherecci per la sagra a mare di Molfetta, festa di Maria SS dei Martiri, patrona della città.

Il sacro, il profano e un cartello letto al contrario.

 

Che ci faccio io qui. Dentro la sagra a mare di Molfetta

"Che ci faccio io qui?" è una domanda che mi sono fatto più volte nella vita, professionale e non. Arriva quando ti senti fuori posto, quando la tua presenza in un luogo non ha una ragione evidente. Poi però la voglia di esplorare territori nuovi mi spinge sempre a provarci, perché la curiosità è un male incurabile. Per fortuna, aggiungo io.

Dal peschereccio il "W MARIA" si legge al contrario, e ci ho messo qualche secondo a riconoscerlo, poi ho pensato che fosse la cosa più onesta che avrei visto in tutto il pomeriggio.

 

Mi aveva invitato Mimmo Facchini, amico ed ex armatore, per due ragioni che si tengono insieme, perché mi considera un fotoamatore capace e perché quest'anno il sorteggio aveva premiato il peschereccio di suo cugino, il Nuovo Saturno, dato che a Molfetta chi porta la statua in mare non lo decidono i soldi né il nome ma un'estrazione, e quando capita difficilmente ricapita.

 

Mi ha chiesto di salire per la sagra a mare dell'8 settembre, la festa di Maria Santissima dei Martiri, quattro ore dalle sedici alle venti senza la possibilità di scendere, e ho accettato tardi e anche un po' male, più per curiosità che per coraggio.

 

Il lato comodo della transenna

Di riti patronali mi occupo dal 2006, con Settimana Santa in Puglia e poi con Patroni di Puglia, e sono anni che costruisco racconti sulla devozione popolare stando però sempre dalla parte dello spettatore, con il posto buono, la luce studiata e la libertà di andarmene quando mi pare.

 

A bordo quella libertà non esiste, ed è questo che cambia tutto, perché nelle prime due ore non ho fatto altro che inciampare dappertutto e sbattere la testa contro boccaporti pensati per uomini più bassi di me, mentre il mio unico pensiero era non finire in acqua, il che vuol dire che l'antropologia, vista da dentro, si fa soprattutto con le ginocchia.

 

Mi sono ritrovato immerso in un'umanità che non conoscevo, facce mai viste prima di allora, e a Molfetta è una cosa che non succede, perché non vivo in una grande città e qui la gente la conosci almeno di vista. Loro no. Nessuno.

 

Quello che da terra non si vede

Poi a un certo punto ho smesso di difendermi e ho guardato, e c'era un uomo anziano che batteva la grancassa in piedi su assi che si muovevano, e uno che si tuffava vestito mentre alle sue spalle scorreva il Duomo, e un frate che parlava ai marinai gesticolando verso il porto, e tra due tavole del ponte un cartoncino azzurro con stampato Ave Maria, caduto e calpestato, che nessuno per tutto il pomeriggio si è preso la briga di raccogliere. Si cantava, si ballava e si pregava.

 

Ed è questo che da terra non si coglie, perché qui il sacro e il profano non si danno il cambio ma convivono nello stesso metro di ponte e nello stesso minuto, tanto che quel pomeriggio Maria Santissima dei Martiri viaggiava sulla coperta di una barca intitolata a un dio romano, e nessuno ci aveva fatto caso, io per primo.

 

Alle venti sono sceso distrutto, con la sensazione di avere passato quindici anni a fotografare il lato che la festa mostra ai forestieri.

 

photo by Gaetano Armenio

Quattro ore dentro la sagra a mare di Molfetta, la festa di Maria Santissima dei Martiri, raccontata da chi progetta e fotografa riti popolari dal 2006