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BANDA SANTA CECILIA

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BANDA SANTA CECILIA

Chi Siamo

SETTIMANA ...

27 marzo 2026

"Ma tu chi sei?" Quando una domanda in fiera vale più di un business plan Allo stand della Regione Puglia, durante una fiera, una dirigente mi si avvicina. Mi guarda, un po' perplessa: "Ma tu chi sei?". Domanda legittima. Davanti a lei c'era uno senza incarichi istituzionali, senza tessere, senza un ufficio regionale alle spalle. Uno che però aveva convinto ventidue comuni pugliesi a versare una quota d'iscrizione per un progetto condiviso di promozione dei riti della Settimana Santa. Ci pensai un secondo. Poi sorrisi.

 

Da "solo Molfetta" a tutta la Puglia

Dalla BIT di Milano, all'infopoint di Molfetta, nei corridoi delle fiere, la domanda era sempre la stessa: "Bellissimo… ma solo Molfetta? Non c'è altro in Puglia?". Chi aveva vissuto le processioni al buio, i tamburi, il silenzio che pesa come pietra, voleva di più. E quel "di più" esisteva. Dal Gargano al Salento, ogni comune aveva i suoi riti pasquali, le sue processioni, le sue comunità che ogni anno si mettevano in moto. Ma nessuno li raccontava insieme. Ogni paese andava per conto suo, come isole in un arcipelago senza mappa.

 

Nel 2008 ho cominciato a fare telefonate.

Prime adesioni: dieci comuni. Poi il passaparola, le riunioni. Dieci diventano ventidue. Nasce una rete regionale, organizzata per itinerari: Gargano e Daunia, Puglia Imperiale, Bari e la Costa dei Trulli, Salento, Magna Grecia. Il consiglere regionale Guglielmo Minervini mi mette in contatto con Massimo Ostillio, assessore al turismo. L'idea piace. Il progetto diventa regionale.

 

Il lavoro che non si vede

Dietro le processioni c'è sempre un lavoro da artigiani. Ricerca, analisi, un disciplinare di qualità per garantire accoglienza e servizi minimi. Poi gli strumenti: una guida bilingue, un portale web, la presenza alle fiere, uno stand all'aeroporto di Bari per intercettare chi arriva e chi parte. L'obiettivo era preciso: destagionalizzare. Usare la Settimana Santa in Puglia come motore di viaggio, non il solito mare d'estate. Le radici al posto dell'ombrellone. Un'occasione per scoprire le bellezze del territorio dal punto di vista paesaggistico, artistico ed enogastronomico.

 

Le idee migliori non nascono in ufficio

Nascono ascoltando i turisti, i viaggiatori che fanno domande e chideono "autenticità", Quella domanda "ma solo Molfetta?" era già la risposta. Bisognava solo prenderla sul serio. E quando una dirigente ti chiede "ma tu chi sei?", forse è il segnale che il lavoro invisibile ha cominciato a farsi vedere. Insomma nessuno mi aveva dato un incarico. Mi ero preso la responsabilità di ascoltare. A volte basta questo.

 

 

 

Come ho costruito, senza incarichi, una rete di marketing turistico e culturale tra ventidue comuni

ALICE SI ...

Molfetta 30 luglio 2026

Quell'estate del 2023 avevo un solo problema, e si chiamava sold out. Il concerto di Alice a Molfetta, dentro il Festival Viator, al Parco di Ponente, con un biglietto da 25 euro che in agosto, mentre mezza provincia di Bari organizzava eventi ogni sera, era come mettersi a vendere gelati al Polo Nord.

 

Io mi occupavo della comunicazione, che poi è un modo elegante per dire che ero il responsabile ufficiale del disastro, nel caso il disastro fosse arrivato.

 

Il giorno prima, l'errore di essere felici

Il miracolo arrivò comunque, e facemmo il tutto esaurito. Giovannangelo de Gennaro e Michele Lobaccaro, i direttori artistici, mi fecero i complimenti, e io mi gonfiai come una vela e andai a dormire il sonno del giusto, che a ripensarci è sempre il preludio a qualcosa.

 

C'è una regola che avrei dovuto imparare dal 1980: non essere mai troppo felice il giorno prima, perché porta sfortuna e ti espone agli scogli.

 

Il paradiso, sponsorizzato

La mattina dopo uscii in bici e raggiunsi la mia spiaggia preferita, deserta a quell'ora. Mi tuffai, quattro bracciate e mi stesi sugli scogli con le cuffie con un po' di musica ambient. Se avessi potuto farmi una foto in quel momento, l'avrei intitolata "L'uomo che ha capito tutto della vita". Durò il tempo di una suoneria.

 

Gaetano, è successo un casino: il concerto di Alice a Molfetta rischia di saltare

Era Giovannangelo, che di suo ha un'ansia strutturale, di quelle che si portano dietro come una borsa da lavoro, e che quella mattina aveva trovato finalmente una ragione all'altezza: «Gaetano, è successo un casino». Nessun preambolo, nessun giro di parole. Alice era caduta la sera prima a Otranto, si era fratturata la caviglia, e il concerto rischiava di saltare.

Mi salì addosso prima una vampata di calore e poi la sensazione precisa che stessi per svenire lì, con la musica ambient che continuava imperterrita a rilassarmi mentre io morivo. Non riuscivo nemmeno a parlare, e avevo in testa una sola immagine:mille e più persone in fila a chiedere indietro 25 euro a testa mentre io provavo a spiegare la meteorologia delle caviglie.

 

 

La sedia della salvezza

Poi arrivò la seconda telefonata, quella buona: Alice avrebbe suonato lo stesso, bastava trovarle una sedia a rotelle. E vi assicuro che mai nella storia dell'umanità una sedia a rotelle è stata cercata con tanta devozione. La trovai, e quella sera Alice cantò con la caviglia fasciata e la voce esattamente dove doveva stare, e fu uno dei concerti più belli che ricordi.

 

La bellezza dell'imperfezione, che di solito spiego dentro slide eleganti, quella sera stava tutta in uno sgabello, l'oggetto meno scenografico del mondo, e in un uomo che dodici ore prima aveva rischiato di annegare nella propria felicità.

 

Non è proprio una morale, ma se posso lasciarvi qualcosa è questo: godetevi pure il sold out, però tenete le cuffie basse, perché la telefonata arriva sempre nel momento esatto in cui pensate di aver capito tutto.

 

 

Come il concerto di Alice a Molfetta, sold out al Festival Viator, rischiò di saltare poche ore prima

COME LA ...

22 ottobre 2025

Prendo in prestito il titolo di un film in questo periodo nelle sale.

 

Neffa non ha funzionato

Prendo in prestito il titolo di un film in questo periodo nelle sale. Quando arriva il messaggio su WhatsApp di Giovannangelo de Gennaro, uno dei due direttori artistici del Festival Viator (l'altro è il musicista Michele Lobaccaro), che mi annuncia il programma, mi viene un bruciore allo stomaco. Lui è iperansioso, e non è servito a niente avergli mandato più volte "Molto calmo" di Neffa. Nessun effetto. Devo preparare tutta la comunicazione, online e offline. Partire dalla prima proposta di layout per prepararne altre a valanga.

 

Come le fai e le fai, non vanno mai bene

Alla fine, esausto, mollo tutto e si porta avanti quello che lui aveva già deciso in partenza. Propone una falsa democrazia, poi accetta quello che ha proposto lui stesso. Mi chiedo se ci prenda gusto a farmi girare a vuoto. Ma dicono che gli artisti siano così.

 

Il musico-viandante e la nascita di "Solitudo"

Eppure, dietro questo caos creativo apparente si nasconde un metodo preciso. Giovannangelo è un musico-viandante autentico, un camminatore che attinge ispirazione dai suoi pellegrinaggi lungo le vie francigene e i cammini spirituali d'Italia. La sua comunicazione artistica nasce dai passi, dal silenzio tra una nota e l'altra, da quell'ascolto profondo che solo la solitudine del viandante insegna.

"Quest'anno il tema è la solitudine: compagna interiore del viandante, musica che nasce dal silenzio", dice. Un'intuizione maturata durante i suoi tanti cammini, dove la grafica delle pietre antiche incontra la partitura scritta dal vento.

 

L'impatto spirituale del Festival Viator

Il Festival Viator 2025 attraverserà quattro regioni, Puglia, Basilicata, Molise e Lombardia, trasformando ogni tappa in un rito musicale. La musica diventa linguaggio universale che unisce culture diverse, mentre la comunicazione del festival prende una dimensione profondamente spirituale. Rispetto ad altri festival, Viator recupera la dimensione spirituale del viaggio e trasforma il pubblico in pellegrini sonori. La grafica stessa, quella silhouette solitaria tra archi di pietra, comunica il messaggio senza bisogno di parole.

Il cammino inizia ora, in questo momento di ascolto. Perché la vera comunicazione di Viator non parte dai palchi, ma dal silenzio che precede ogni nota, da quella solitudine che diventa presenza.

 

La musica è il passo. Il silenzio, la direzione.

 

 

 

 

La comunicazione del Festival Viator 2025 tra Puglia, Basilicata, Molise e Lombardia: la solitudine del viandante e il tema Solitudo

CASA MILO

5 febbraio 2026

"Il Cliente Chiama Sempre Due Volte" Gestione crisi cliente nel packaging: come un errore durante un'inaugurazione si trasformò in più di 30 anni di partnership. Storia vera di customer care che funziona.

 

Quando l'errore arriva nel momento sbagliato

1990 - "Gaetano, ha telefonato il dott. Milo: le etichette si staccano dalle bottiglie." Francesca, all'epoca la nostra segretaria, arrivò di corsa alla Sala dei Templari a Molfetta, proprio mentre stringevo la mano al sindaco davanti a una tela dell'Accademia di Brera. Era il nostro momento di gloria: mostra d'arte contemporanea, ufficio appena aperto a Milano, il salto nell'editoria d'arte. E invece eccola lì, la realtà che ti ricorda chi sei davvero: uno che stampa etichette. Un colpo al cuore.

 

Gestire la crisi mentre tutti ti guardano

Mentre sorridevo alle autorità e facevo finta di ascoltare discorsi inaugurali, il mio cervello era già altrove. Danno economico per il cliente. Danno per noi. Reputazione a rischio. E quella vocina bastarda che ti sussurra: "Non sai dove sbattere la testa, vero?" Ma l'hai già capito che in quel momento devi trovare la forza. Devi convincere te stesso prima ancora del cliente che una soluzione esiste, anche se al momento non la vedi. È come bluffare a poker, solo che qui non puoi permetterti di perdere.

 

L'unica regola del customer care che conta davvero

L'indomani andai dal dott. Milo senza scudi né scuse preconfezionate. Zero scaricabarile, zero "è colpa del fornitore", zero giri di parole. Solo: "È successo questo, la responsabilità è nostra, questa è la soluzione." Perché vedi, puoi raccontargli tutte le catene produttive che vuoi, ma per il cliente l'azienda sei tu. Tu e basta. E se in quel momento cerchi di nasconderti dietro tecnicismi o colpe altrui, hai già perso tutto.

 

Da porta a porta al pastificio che suona rock

Era stato uno dei primi clienti conquistati fuori Molfetta. Dovevamo crescere, allargare gli orizzonti, uscire dalla comfort zone del campanile. E così partì il mio personalissimo tour porta a porta per la provincia. Frustrazione mista a determinazione. Fino a quando quell'oleificio di Palombaio "cadde nella rete", come dico io. Oggi il dott. Milo ha novant'anni.

 

L'oleificio è diventato un grosso gruppo agroalimentare grazie anche alla seconda generazione. Giovanni, Saverio, Marida e  Giuseppe, quest’ultimo un rocker appassionato degli U2 con tanto di band cover. Stessa autenticità, stesso coraggio del padre. Producono pasta e prodotti da forno che spediscono in mezzo mondo. E io? Io mi sento un po' di famiglia.

 

 

Più di trent'anni di partnership: quando l'errore costruisce fiducia

Dal 1990 dopo quella telefonata maledetta, sono ancora qui. Non perché non abbiamo mai più sbagliato, ma perché quando è successo ci abbiamo messo la faccia. Sincerità, rispetto, fiducia reciproca. Non sono slogan da mission aziendale, sono l'unica cosa che tiene in piedi i rapporti veri. Le etichette si staccano ancora ogni tanto, metaforicamente parlando. Ma quando succede, so esattamente cosa fare: presentarmi, guardare negli occhi, risolvere.

 

E ringraziare Francesca che quel giorno mi rovinò l'inaugurazione. Fu il giorno in cui capii davvero cosa significa fare impresa. Lavori con clienti che meritano lo stesso impegno del dott. Milo? Se cerchi un partner nel packaging che si presenta quando le cose vanno storte (non solo quando va tutto bene), parliamone

 

 

ps in alto la famiglia Milo - foto a cura dell'agenzia yello - bari

 

Una crisi cliente nel packaging gestita a viso aperto, diventata trent'anni di lavoro con Casa Milo