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10 settembre 2025

La Vendemmia alle Cantine d'Araprì di San Severo (fg).

 

Da tempo volevo fermare con l'obiettivo uno dei momenti più intensi della viticoltura pugliese, la vendemmia. Quest'anno, complice la siccità che ha accelerato i tempi, i filari si sono animati già ai primi di agosto, quando molti viticoltori hanno iniziato a raccogliere per salvare i grappoli dal caldo. Così ho seguito da vicino la vendemmia alle Cantine d'Araprì di San Severo, un nostro cliente, con un reportage fotografico spontaneo. Non immaginavo che dietro ogni cesto colmo d'uva avrei trovato più di un lavoro agricolo. Una storia di comunità e di identità.

 

Reportage tra tradizione e lavoro

Appena tirata fuori la macchina fotografica è successa una cosa. La mia presenza è diventata la novità della giornata. I vendemmiatori, immersi in gesti antichi che si ripetono da generazioni, hanno trasformato la routine in spettacolo. Un operaio con il volto macchiato di succo d'uva, stanco ma sorridente perché sapeva di essere fotografato. Il rosso del Pinot Nero dominava ogni scatto, i grappoli dalle sfumature violacee. La fatica era sui volti, e accanto l'orgoglio di chi lavora un'uva destinata a diventare qualcosa di buono.

 

Dal vigneto alla cantina

Le Cantine d'Araprì, note per le loro bollicine metodo classico prodotte anche con Pinot Nero, mi hanno guidato nei terreni spiegando ogni passaggio. Non poteva mancare il vero protagonista. Un cane bianco e nero con gli occhi da supervisore esperto, che sembrava dire: io sono qui da sempre, tu sei solo di passaggio.

 

Etichette per cantine, quando il dettaglio conta

Vedere le nostre etichette adesive sulle bottiglie d'Araprì mi ha fatto riflettere. Etichette L'Immagine non è solo fornitura. Quando realizziamo etichette per cantine di questa qualità, ogni dettaglio pesa. Dal design alla resistenza in cella frigorifera, tutto deve stare all'altezza del vino che riveste.

 

La forza del territorio

Questo reportage ha catturato i gesti che si ripetono a ogni vendemmia. Il rosso dell'uva, i volti sporchi di lavoro ma soddisfatti, la tradizione accanto alla tecnica. È così che si fa impresa in Puglia.

Hai un'azienda che merita di essere raccontata? Le etichette che stampiamo raccontano una storia prima ancora di essere lette. Se hai un prodotto da vestire, scrivimi.

 

 

Il sito di Etichette L'Immagine

 

 

 

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2 settembre 2025

Bragança, Portogallo. 27 e 28 agosto 2025.

Dal 2024 coordino la comunicazione di MASKS, progetto europeo sulle maschere rituali: dai confratelli della Settimana Santa ai carnevali d'Europa.

 

Meeting del progetto europeo MASKS, Unveiling the Arts and Works Behind the Masks. Dodici partner da quattro paesi, tra università, musei e centri di ricerca. E io, seduto in quella sala, che penso: che ci faccio io qui?

Non è la prima volta. È una sensazione ricorrente. Trovarmi in contesti che sembravano irraggiungibili, troppo grandi per me.

 

Il progetto MASKS

MASKS unisce dodici partner europei tra università, centri di formazione, musei e aziende private, da Italia, Spagna, Romania e Portogallo. Capofila del progetto è la Università di Valladolid coordinata dalla prof.ssa Maria Pilar Panero. Editrice L'Immagine coordina la comunicazione e la promozione del progetto. Detto così sembrava enorme. Abbiamo detto sì lo stesso, perché nel progetto ci credevamo.

 

La matematica del coraggio

Ogni impossibile di ieri è il normale di oggi. Ripensando al mio percorso, riconosco i momenti in cui ho detto proviamoci senza avere tutte le risposte. Ogni volta che ho scommesso su un'idea fuori portata, mi stavo costruendo la strada verso posti impensabili. Non è magia. È fiducia, verso se stessi e verso gli altri. È dire sì prima di sapere come si fa.

 

Il prezzo del coraggio

Il segreto è iniziare. Anche con il rischio di prendere qualche ceffone. E i ceffoni arrivano. Progetti che non decollano, collaborazioni interrotte, scommesse perse. Ma ogni fallimento è stato una lezione che mi ha portato fin qui, in questa sala a Bragança. Non esiste crescita senza rischio.

 

Le maschere che indossiamo

Lavorare proprio con le maschere ha il suo peso simbolico. Quelle antiche raccontano trasformazioni, la capacità di superare i limiti. Anche noi ne indossiamo di quotidiane. Paure, dubbi, il non sono abbastanza. La sfida è riconoscere quando quel "che ci faccio io qui?" non è realismo, ma paura travestita.

Se anche tu te lo sei chiesto, in un contesto che sembrava troppo grande, è il segnale che sei sulla strada giusta. Quella resterà sempre la domanda più bella da farsi.

 

Il progetto MASKS è co-finanziato dal programma Erasmus+ dell'Unione Europea.

 

ps. un sincero ringraziamento a Marica Petruzzella per il contributo logistico e per aver saputo relazionare con i partner.

le foto sono di Gaetano Armenio

 

 

 

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Settembre 1980.

Sognare è un lavoro serio (e anche parecchio faticoso).

 

La storia di Editrice L'Immagine comincia su un treno per Bari. Settembre 1980, sette diciottenni appena diplomati stavano per fondare un'azienda senza saperlo. Destinazione Lega delle Cooperative, dove un notaio ci aspettava per l'atto costitutivo della Cooperativa L'Immagine. Ma prima, perché certe tradizioni pugliesi non si discutono, tappa obbligata dal panificio Magda.

 

Prima la focaccia, poi gli atti notarili

Prima il dovere, poi il piacere. Noi avevamo invertito l'ordine. Non so come si possa affrontare la nascita di un'impresa senza olio, pomodoro e origano. Salone solenne, tavolo lucido, aria da momento storico. Il notaio iniziò a leggere mentre i sette soci cercavano un contegno professionale. Fu un fallimento. Chi aveva olio sulle guance, chi pomodoro sulle labbra, chi briciole sulla camicia. Nel silenzio, Leo mi sussurrò una cosa sola. Hai i calzini con i colori della Sampdoria. Il notaio ci guardò sopra gli occhiali. E questi sarebbero i fondatori di una cooperativa? Sì, eravamo proprio noi.

 

Via Francesco Nullo 27, tra scarafaggi e Beatles

La nostra prima sede erano trenta metri quadri a Molfetta, divisi con coinquilini poco convenzionali. Mentre Steve Jobs cambiava il mondo da un garage, noi imparavamo l'impresa con il telefono a gettoni e il panino con la mortadella alle 11. Ogni mattina loro ci aspettavano puntuali. Piccoli, scuri, veloci. Sei zampe ciascuno. Quegli scarafaggi tenaci, i nostri Beatles personali, ci ricordavano ogni giorno cos'è la resistenza.

 

Sette milioni di lire e nessuna credibilità

Poi il grande giorno. Aprire il conto aziendale. Ci presentammo tutti e sette in banca, ognuno con il suo milione di lire in contanti. Sette milioni, una cifra seria per il 1980. Il funzionario della Banca Cattolica ci squadrò dall'alto in basso. Jeans, scarpe da ginnastica, tascapane e marsupio. La sua prima domanda non riguardò i nostri progetti. "Ma dove sono i vostri genitori?" Avevamo sette milioni sul tavolo e sembravamo ragazzini che giocavano a fare gli imprenditori.

 

La lezione che non avevo chiesto

Fu una master class gratuita. Come quando un cliente, per strappare uno sconto, chiedeva "voglio parlare con il titolare". "Ma sono io il titolare" rispondevo. Essere sottovalutati ci ha insegnato una cosa. I risultati parlano più delle apparenze, e la credibilità si costruisce progetto dopo progetto.

 

Quarantacinque anni dopo

Oggi, settembre 2025, Editrice L'Immagine compie 45 anni. Quando entro in ufficio penso sempre a via Francesco Nullo 27. Agli scarafaggi mattutini, al funzionario che cercava mio padre, ai clienti pronti a contestare qualsiasi cosa pur di ottenere uno sconto. Ho capito che erano tutti parte del piano, anche se allora nessuno di noi lo sapeva. Il segreto?

 

Non prendersi mai troppo sul serio.

 

 

Chi sono

 

 

 

 

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6 agosto 2025

È morto Gianni Berengo Gardin. Con lui se ne va un pezzo della fotografia italiana, quella vera, quella che non ha bisogno di filtri per raccontare il mondo.

 

La notizia mi riporta al 2013, quando riuscii in un'impresa che sembrava impossibile. Portarlo a Molfetta per un concorso fotografico internazionale. A rendere possibile l'impossibile fu Cosmo Laera, fotografo e docente all'Accademia di Brera. Un sogno che prese forma nell'Auditorium del Museo Diocesano, dove per due giorni mi ritrovai seduto accanto a quello che per molti è semplicemente il Maestro.

 

Due giorni accanto ai giganti

258 reportage fotografici da valutare. Una giuria che sembrava uscita dal sogno di qualsiasi appassionato. Oltre a Berengo Gardin, c'erano Denis Curti de Il Fotografo, Laura Serani dell'Istituto Europeo di Fotografia di Parigi, Antonella Gaeta di Apulia Film Commission, Giancarlo Piccirillo di Pugliapromozione, Cosmo Laera ed Enzo Quarto di RAI 3 Puglia. Io stavo lì in silenzio, captando ogni commento come un antropologo studia una tribù sconosciuta. Ogni osservazione era un tesoro.

 

Quando tutto diventa reale

Berengo Gardin aveva quella capacità rara di guardare una fotografia e leggerne l'anima. La tecnica per lui era scontata. Andava dritto al cuore dell'immagine. "Qui c'è verità" diceva indicando alcune foto della Settimana Santa in Puglia. E quando Berengo Gardin parla di verità, tu ascolti e basta. Vinse la processione della Desolata di Canosa di Puglia, fotografata da Michele Sorrentino. Cinquemila euro di montepremi e, soprattutto, il sigillo di una giuria che difficilmente dimenticherò.

Il sogno audace

Quel progetto creò una rete internazionale. Istituto Europeo di Fotografia di Parigi, Regione Puglia, Accademia di Brera e RAI insieme per portare le tradizioni pugliesi nel mondo. La vera lezione me l'ha data lui, con la sua sola presenza. Non serve essere il più bravo per realizzare progetti ambiziosi. Serve essere abbastanza pazzo da provarci. Portare nella tua città uno dei grandi della fotografia contemporanea.

 

L'eredità di Gianni Berengo Gardin

Oggi che non c'è più, resta il ricordo di quegli occhi che leggevano la realtà meglio di chiunque. Grazie, Maestro. Per averci insegnato che la fotografia non è solo tecnica, è sguardo.

 

 

 

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31 luglio 2025

Tra Terra Madre e Balle di Fieno (letteralmente)

29, 30, 31 agosto 2025 - Sovereto, Terlizzi

 

Quando l'arte incontra la logistica (e tu finisci a caricare fieno)

Eccomi qui a scrivere del Sovereto Festival che quest'anno celebra la sua tredicesima edizione dal 29 al 31 agosto a Sovereto.

E no, non è un caso che abbia iniziato così: quando ti occupi della comunicazione e della grafica di un evento culturale, scopri presto che dietro ogni attività c'è sempre qualcuno che ha dovuto caricare balle di fieno su un furgone.

Quel qualcuno purtroppo sono io.

 

L'artista, i tempi e la mia pazienza

Il direttore artistico Giovannangelo de Gennaro è una di quelle persone per cui nutri stima e amicizia sincera, ma che riesce a farti innervosire con una naturalezza disarmante.

I suoi tempi artistici e i miei tempi da comunicatore viaggiano su binari paralleli che non si incontrano mai. Lui immagina la scenografia perfetta, io conto i giorni che mancano al lancio della campagna.

"È normale quando hai a che fare con gli artisti", mi dicono tutti. Facile a dirsi quando non sei tu quello che la sera prima riceve il messaggio: "Ah, ci serve il furgone....domattina dobbiamo andare a prendere le balle di fieno per gli incontri con gli autori."

 

Terra Madre: un tema che parla al cuore

Quest'anno il tema è "Terra Madre", un concept che intreccia la spiritualità del luogo con la figura femminile, partendo dalla storia millenaria di Sovereto. Il borgo conserva da secoli il simbolo di questa connessione: da una grotta, metaforicamente il ventre della Grande Madre, nasce il ritrovamento di un'icona mariana che si collega al culto delle madonne nere venerate in tutto il Sud Italia.

È un tema potente, evocativo, che si presta benissimo alla narrazione social. Tra manifesti, poster 6x3, post su Facebook e Instagram che raccontano la spiritualità del territorio, quest'anno la promozione ha tutto quello che serve per coinvolgere il pubblico.

 

Il dietro le quinte (che sui social non vedrete mai)

Quello che non posteremo mai sui canali ufficiali del festival è il momento in cui, inevitabilmente, mi ritroverò con Giovannangelo a discutere di logistica.

Lui che spiega con passione l'importanza delle balle di fieno per creare l'atmosfera giusta negli incontri letterari, io che penso a come spiegare al mio fisico che no, non sono diventato improvvisamente un operaio agricolo.

Ma è proprio questo il bello di lavorare con gli artisti veri: ti portano sempre oltre la tua zona di comfort.

L'appuntamento che conta

Un festival che unisce cultura, spiritualità e territorio, dove ogni incontro è pensato per toccare l'anima oltre che la mente.

E se quest'anno riuscirò a evitare il trasporto fieno, beh, sarà già un piccolo miracolo degno della Madonna Nera di Sovereto.

Seguite i canali social del Sovereto Festival per non perdere nessun aggiornamento su programma, ospiti e... no, le balle di fieno non le posteremo.

P.S. - Giovannangelo, se stai leggendo: quest'anno assumiamo qualcun altro per il furgone, ok?

 

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18 luglio 2025

Il Primo Tikedo Label Group Summer Party 2025: Appunti da Rimini

Venerdì 25 luglio 2025 - Rock Island, Rimini

 

Quando le etichette si tolgono la cravatta (e il destino fa il suo corso)

Ve lo dico subito: non mi aspettavo di trovarmi a scrivere il primo post del mio blog raccontando di un aperitivo con vista mare, ma eccoci qui. A volte la vita ti porta dove non pensavi, e venerdì sera mi sono ritrovato al Rock Island di Rimini per quello che passerà alla storia come il primo "Tikedo Label Group Summer Party 2025".

Che ironia del destino: tornare a Rimini dopo quarantacinque anni, in versione manager invece che con la moto, senza patente e mille peripezie per arrivare a destinazione.

Già, perché la prima volta che sono arrivato in questa città romagnola ero un ragazzo in cerca di avventure, insieme ad Angelo detto "il fiocina" un amico di disavventura. Meta: il mitico Velvet, la discoteca rock dell'epoca. Risultato: cacciati dai buttafuori dopo qualche ora e notte trascorsa a dormire in un gommone sulla spiaggia, dentro i sacchi a pelo.

Il risveglio? Uno spettacolo pirotecnico che ci esplose sopra la testa mentre eravamo circondati da centinaia di persone venute ad assistere ai fuochi d'artificio. Noi due lì, spaesati e con i capelli arruffati, come due naufraghi improvvisamente catapultati in un festival.

 

L'aperitivo che non ti aspetti

Quarantacinque anni dopo, eccomi di nuovo qui. Ma stavolta per un motivo completamente diverso: riunite tutte le aziende del Gruppo Tikedo per un momento di "socializzazione e condivisione professionale e umana". Tradotto dal corporate-speak: aperitivo, chiacchiere e selfie di gruppo.

Per chi non lo sapesse (e probabilmente siete in tanti), da gennaio la nostra azienda Etichette L'Immagine è entrata a far parte di questa famiglia. Sì, proprio noi che da anni produciamo quelle etichette adesive a bobina che trovate sui vostri vini preferiti, sui pacchi di pasta della domenica e su quell'olio extravergine che comprate convinti di fare la scelta giusta.

 

Il mare, le etichette e tutto il resto

Il Rock Island si è rivelato la location perfetta: con quel deck affacciato sul mare e l'atmosfera rilassata, anche i discorsi di lavoro sembravano meno pesanti. Tra un prosecco e una foto di gruppo, abbiamo parlato di progetti futuri, di sfide del settore packaging, e di come le nostre etichette finiscano sui prodotti che poi troviamo sulle nostre tavole.

 

Quando la pista chiama (ma tu non puoi rispondere)

Ed ecco che ad un certo punto la serata si è trasformata. I nostri collaboratori si sono letteralmente scatenati: musica dance a tutto volume e loro che si sono buttati a ballare come se non ci fosse un domani. Una liberazione totale dopo mesi di etichette, turni e stress produttivi.

Nel frattempo, io ero lì in piedi, nervoso come un genitore al primo giorno di scuola del figlio, a guardare questa esplosione di gioia. Il motivo?

Un fastidioso dolore al ginocchio sinistro che mi impediva di unirmi alla festa danzante. Dall'altra parte, il mio socio se ne stava seduto in disparte, impassibile come sempre - e quando dico sempre intendo in ogni singola occasione: matrimoni, feste, riunioni aziendali. Neanche un terremoto lo farebbe alzare da quella sedia.

 

350 professionisti del packaging (con sorpresa finale)

Ma la serata aveva in serbo un'ultima sorpresa: durante i brindisi è stato annunciato che un'altra azienda veneta è entrata ufficialmente a far parte del Gruppo Tikedo. Ora siamo otto aziende in Italia, una bella famiglia allargata che continua a crescere.

La serata si è poi conclusa con una torta che recitava "Tikedo Label Group Party 2025" e la consapevolezza che questo gruppo non è solo un insieme di aziende, ma una squadra di persone che condividono la stessa passione per la qualità.

 

Spoiler alert: questo è solo l'inizio.

Se sei del settore agroalimentare e ti stai chiedendo chi si nasconde dietro le etichette dei tuoi prodotti preferiti contattami subito: magari scopri che anche la tua prossima etichetta ha una storia da raccontare.  

 Il sito di Etichette L'Immagine