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8 giugno 2026
Nove Mercanti in Fiera: i fiori arrivati senza preavviso

 

2006. Per mestiere gli omaggi floreali li mandavo io. Quella volta li ricevetti.

Per mestiere gli omaggi floreali li mandavo io. Ai clienti, agli auguri, alle inaugurazioni.
Quella mattina del 2006, a fiera chiusa, il mio ufficio si riempì di fiori in arrivo. Per una volta stavo dall’altra parte del bancone.
Qualche mese prima avevo cominciato a fare il giro della zona industriale di Molfetta con una proposta semplice: andare insieme alla Fiera del Levante di Bari, uno stand solo, condiviso.
Non un consorzio, non un impegno per gli anni a venire, ma un esperimento con una data di inizio e una di fine.
Una cosa la stabilimmo subito, io e il mio socio: Editrice L’Immagine non sarebbe entrata nello stand.
Si organizza meglio una festa a cui non sei tra gli invitati.

 

Uno alla volta, dissero sì

La reazione fu quella che conosco a memoria. “Ma noi siamo diversi, facciamo cose diverse.”
E avevano ragione, perché Cattolica Popolare, Globeco, Gaudio, Giesse Impianti, Grossano Arredamenti, Inottica, Molfetta Outlet, Remec e Sitec stavano in nove settori che non si parlavano.
Ma la proposta collettiva non si vende in assemblea, si vende a porte singole, una scrivania alla volta. Uno dopo l’altro dissero sì.
Nessun bando, nessun contributo pubblico, ognuno mise la sua quota. Chi tira fuori soldi propri ragiona con un’attenzione diversa, e questo lo avevo imparato già dal 1980.

 

Un nome, non un indirizzo

Lo stand lo chiamai NOVEMERCANTIinFIERA e ne curai grafica e comunicazione, perché il visitatore doveva entrare in un luogo, non in nove insegne accostate per dividere l’affitto.
Si entrava per una azienda e si usciva conoscendone nove.
Funzionò. Contatti nuovi, buoni risultati, e tutti che già pregustavano l’edizione dopo.
Nei mesi seguenti altre aziende della zona bussarono per esserci la volta successiva.
 
La volta successiva non arrivò. L’anno dopo ero dentro la Settimana Santa a Molfetta, e le energie presero in blocco quella strada.
Un’edizione sola, dunque. Ma a ripensarci adesso, quei nove stand diventati uno erano già la stessa idea che avrei fatto crescere altrove: mettere insieme chi va per conto suo, e farne un territorio. Allora non lo sapevo.
Stavo già guardando oltre.
Per una settimana, comunque, la zona industriale di Molfetta aveva avuto un nome alla Fiera del Levante, non un indirizzo su una mappa.
I fiori, quella mattina, restano il modo più concreto che ho visto per dirlo.

 

> Guarda la fotogallery
> Scopri la scheda del Progetto

 

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25 maggio 2026
«C' tand vtndaoin propr'a taech avevavn chiamà»
Una frase in dialetto bitontino, una sala riunioni e uno chef che si alzò in piedi. Dieci anni dopo, Emanuele Natalizio porta a Bitonto uno degli eventi gastronomici più importanti del 2026.

 

«C' tand vtndaoin propr'a taech avevavn chiamà.»

Con tanti bitontini, proprio a me dovevano chiamare.
Si era alzato in piedi. Sala riunioni, Bitonto, 2016. Stavo coordinando insieme con l'allora Assessore Rocco Mangini, uno degli incontri partecipativi per costruire la guida turistica della città VISITBITONTO, operatori dell'accoglienza, ristoratori, associazioni.
Uno di quei tavoli in cui ognuno porta il suo pezzo e alla fine dovrebbe venire fuori qualcosa di condiviso.
Emanuele Natalizio, chef e patron de "Il Patriarca", aveva deciso che il suo pezzo era quello.
Preferì non rispondergli.

 

Come nasce una stima vera

Negli anni successivi ci siamo reincontrati più volte, sempre dentro il perimetro della promozione agroalimentare pugliese.
Ogni volta con meno distanza. Emanuele è uno di quegli interlocutori che non ammorbidiscono le posizioni per fare bella figura: ti dicono quello che pensano e ti lasciano fare lo stesso.
Con gli anni, ci siamo capiti. Senza mai dirlo esplicitamente.

 

Quello che ha costruito nel frattempo

Oggi Emanuele presiede l'Associazione Foglia d'Olio e il 1° giugno porta in Piazza Cattedrale una cena-evento costruita attorno all'olio extravergine di oliva come identità culturale: Euro-Toques Italia, il riconoscimento UNESCO della cucina italiana, quattro chef bitontini che firmano il percorso gastronomico, Michele Placido ospite d'onore.
Non è un evento. È una tesi.

 

A dare peso alla serata ci sarà anche Enrico Derflingher, Presidente di Euro-Toques Italia, uno dei protagonisti del percorso che ha portato la cucina italiana a diventare Patrimonio Immateriale dell'Umanità UNESCO. Nel pomeriggio, dentro la Cattedrale, la mostra Olio d'Artista racconta il rapporto tra olio, arte e creatività contemporanea.

 

Prima della cena, un convegno sul valore culturale dell'EVO e sul futuro della cucina italiana come patrimonio identitario.
Bitonto, città da sempre legata all'olivicoltura pugliese, fa da cornice a tutto questo. Non per caso.
Quella mattina del 2016 mi aveva detto, in sostanza, che Bitonto meritava di più.
Che chi lavora sul territorio deve avere il coraggio di pretendere standard più alti.
Ci ha messo dieci anni. Ma ci è arrivato.
 
Io sarò lì il 1° giugno. Come ospite, questa volta.
E come testimone di una traiettoria che, devo ammetterlo, non avevo previsto quella mattina in sala riunioni.

 

L'EVO incontra le Cucine UNESCO 1 giugno 2026 · Piazza Cattedrale / Bitonto
Programma: convegno pomeridiano + mostra Olio d'Artista in Cattedrale

Leggi il programma completo: https://www.pugliautentica.it/gli-eventi/bitonto-la-grande-cena-euro-toques-celebra-lolio-extravergine-doliva-e-la-cucina-italiana-patrimonio-unesco.html​

 

 

 

 

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20 maggio 2026
ll quarto capannone. E una rivista che nessuno aveva chiesto.

 

Gli Invisibili

Una città parallela senza nessuno che la raccontasse. Nel 1993, quando ci siamo insediati nella zona industriale di Molfetta, il nostro indirizzo operativo era "il quarto capannone".
Non uno scherzo. Proprio così ci si orientava. Niente insegne, niente nomi: numeri d'ordine su recinzioni di lamiera.
Come se tutto quello che succedeva là dentro non dovesse interessare a nessuno al di fuori di quelle recinzioni.
E in effetti non interessava (e forse ancora oggi non interessa a molti).

 

Una città parallela senza nessuno che la raccontasse

La zona industriale di Molfetta nei primi anni Duemila era esattamente questo: una città parallela. Decine di aziende, centinaia di dipendenti, fatturati reali. Per la Molfetta "di sopra", poco più che una macchia sulla mappa.
L'invisibilità non era colpa di nessuno. Era solo che non esisteva nessuno strumento pensato per raccontare quella realtà.
Nel 2005 ho deciso che quell'invisibilità era un problema che potevo provare ad affrontare.

 

L'idea era semplice: uno strumento di comunicazione che facesse dialogare la zona industriale con la città. Che gli imprenditori si raccontassero.
Che chi lavorava là dentro capisse di essere un motore di sviluppo per tutta Molfetta, non solo una periferia produttiva.

 

Nacque ZAPP IMPRESA. Rivista bimensile, anche in inglese. Interviste agli imprenditori, rubriche di formazione e informazione curate da professionisti della città.
Due anni di pubblicazione e autofinanziata con pubblicità e reportage aziendali.

 

La spedivo gratis alle camere di commercio italiane ed europee e in vendita nelle edicole di Molfetta. 
Per la prima volta imprenditori, istituzioni e cittadini si trovavano nello stesso posto, con in mano uno strumento di comunicazione fatto apposta per farli dialogare, e parlavano della zona industriale come se li riguardasse tutti.

 

Quello che non ha funzionato ed è qui la parte interessante

Nel 2006 ho sospeso.
Non chiuso. Sospeso. Nel 2007 stava partendo la prima campagna di promozione turistica dei riti pasquali molfettesi, e non riuscivo a tenere tutto in mano contemporaneamente.
L'azienda, i Clienti, i problemi quotidiani...
Qualcosa doveva cedere. Ha ceduto ZAPP IMPRESA.

 

Non perché non funzionasse ma perché stava partendo qualcos'altro che mi sembrava più urgente, e non sono fatto per fare le cose a metà.
È una scelta che rifarei. E una scelta che ogni tanto mi pesa ancora perchè in realtà era come se fosse nata una nuova start-up.

 

Quello che è rimasto

Due anni hanno dimostrato una cosa semplice: le aziende della zona industriale avevano storie da raccontare e un pubblico disposto ad ascoltarle.
Non era scontato.
Anni dopo quella stessa convinzione è diventata MolfettaExport.com: 69 aziende, un portale multilingue, la stessa idea di fondo. Ma questa è un'altra tappa che racconterò in seguito.

 

Alcune idee arrivano troppo presto. Non significa che avessero torto.

 

Guarda la fotogallery

 

 

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5 maggio 2026
Aglio, olio e peperoncino. Tre ingredienti. Niente fronzoli. Se li sbagli, si sente subito.
È anche il modo in cui lavoriamo da quarantacinque anni: essenziale, riconoscibile, con quel pizzico d’ironia che non ti aspetti.

 

Tuttofood Milano, 11–14 maggio. Stand T25, Hall 4.

Per la prima volta abbiamo uno spazio tutto nostro. Non un angolo condiviso. Non una presenza simbolica. Uno stand.
Piccola cosa, per chi non conosce il settore. Enorme, per chi ci lavora dal 1980.

 

Quello che non si vede dalla foto

Nella foto siamo in tre: Leonardo Piccinni, il nostro rappresentante. Stefano Salvemini, il mio socio.
E io, al centro, con l'aria di chi sa che questa edizione non è come le altre.
Non è come le altre perché Etichette L'Immagine fa parte adesso di Tikedo Label Group: 14 stabilimenti produttivi tra Italia, Spagna e Lituania.
Uno dei quattordici siamo noi. Quelli di Molfetta.
Chi si ferma al nostro stand non parla solo con noi tre: parla con una piattaforma produttiva che copre ogni esigenza del mercato food a tutto tondo.

 

L'etichetta non è un adesivo

Nel food, l'etichetta è il primo contatto tra un prodotto e chi lo compra. Decide se una bottiglia d'olio sembra artigianale o industriale.
Se uno scaffale parla o tace.
A Tuttofood portiamo campionari aggiornati, nuove linee per il settore food, tecnologie di stampa che fino a qualche tempo fa non avevamo.
Ma soprattutto portiamo un'abitudine: non vendere cataloghi ma costruire risposte ai problemi specifici di ogni cliente.
Se sei nel settore agroalimentare e vuoi capire cosa può fare un'etichetta giusta per il tuo prodotto, il T25 è il posto.

 

Scrivimi prima se vuoi fissare un momento: [link/contatto]

 

> www.etichettelimmagine.it

 

 

 

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21 aprile 2026
Mi avevano chiesto un manifesto e si ritrovarono con un sogno da trentamila euro.

Era un pomeriggio di dicembre 2006

Entrarono nel mio ufficio il dottor Franco Stanzione, allora priore della Confraternita della Morte, e il fotografo Antonio D’Agostino con la richiesta di progettare graficamente il manifesto per promuovere i riti processionali della Settimana Santa di Molfetta.
"Gaetano, vogliamo un bel manifesto per la Settimana Santa." 

 

Nello studio del fotografo

Qualche giorno dopo appuntamento presso lo Studio di D'Agostino, nel centro storico di Molfetta. Di fronte a me il priore, il cassiere e il segretario della Confraternita. Aspettavano il layout del manifesto da approvare.
Sul tavolo appoggiai una cartella dattiloscritta: un piano di promozione turistica dei riti pasquali molfettesi. Valore trentamila euro.
Il layout del manifesto, quello che mi avevano chiesto, non l'avevo nemmeno preparato.

 

Cadde il silenzio. Di quelli che sembrano lunghissimi. Antonio D'Agostino mi lanciò un'occhiata di traverso, il tipo di occhiata che significa ma cosa hai combinato.
Il cassiere e il segretario non dissero una parola. Il priore diventò rosso paonazzo e mi disse: «Ma noi non abbiamo trentamila euro.»
Gli chiesi quanto potesse mettere la Confraternita. Rispose: tremila.
"Bene. Il resto lo trovo io."
A quel punto i loro sguardi cambiarono una seconda volta. Il primo shock era stato il progetto al posto del manifesto. Il secondo fu capire che stavo parlando sul serio.

 

Avevo giocato d'azzardo provando ad alzare l'asticella puntando sull'aspetto emozionale del progetto, volevo regalare un "sogno", una visione: era una grossa sfida professionale e umana anche per me che poi si è dimostrata un'esperienza indimenticabile.
Era un ambiente, quello confraternale, che non conoscevo e che invece, vivendolo dall'interno, ne ho potuto apprezzare la grande qualità umana di chi ne fa parte.

 

Quello che non c’è in questo articolo

Come ho bussato alla porta di otto aziende del territorio e perché hanno detto sì tutte e otto. Come abbiamo portato Molfetta alla BIT di Milano e perché uno stand all’Aeroporto di Bari-Palese per due mesi interi.
Tutta la cassetta degli attrezzi, con i numeri che ho e quelli che onestamente non ho, l’ho raccolta nella scheda del progetto con una significativa fotogallery

 

E c’è un’altra cosa che tengo fuori. Dopo Pasqua, alla BIT e a Bari-Palese, cominciò a tornare una domanda.
Stessa domanda. Persone diverse, regioni diverse. All’inizio non rispondevo bene.
Poi ho capito che stava smontando il progetto del 2007 e ne stava costruendo un altro, molto più grande.

 

L’anno dopo, Molfetta non sarebbe più bastata. 
Le otto aziende che dissero sì, cosa successe davvero a Milano e a Bari-Palese, e come un progetto di città diventò un progetto di regione.

 

 

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27 marzo 2026
"Ma tu chi sei?" Quando una domanda in fiera vale più di un business plan
Allo stand della Regione Puglia, durante una fiera, una dirigente mi si avvicina. Mi guarda, un po' perplessa: "Ma tu chi sei?".
Domanda legittima. Davanti a lei c'era uno senza incarichi istituzionali, senza tessere, senza un ufficio regionale alle spalle.
Uno che però aveva convinto ventidue comuni pugliesi a versare una quota d'iscrizione per un progetto condiviso di promozione dei riti della Settimana Santa.
Ci pensai un secondo. Poi sorrisi.

 

Da "solo Molfetta" a tutta la Puglia

Dalla BIT di Milano, all'infopoint di Molfetta, nei corridoi delle fiere, la domanda era sempre la stessa: "Bellissimo… ma solo Molfetta? Non c'è altro in Puglia?".
Chi aveva vissuto le processioni al buio, i tamburi, il silenzio che pesa come pietra, voleva di più.
E quel "di più" esisteva.
Dal Gargano al Salento, ogni comune aveva i suoi riti pasquali, le sue processioni, le sue comunità che ogni anno si mettevano in moto.
Ma nessuno li raccontava insieme. Ogni paese andava per conto suo, come isole in un arcipelago senza mappa.

 

Nel 2008 ho cominciato a fare telefonate.

Prime adesioni: dieci comuni. Poi il passaparola, le riunioni. Dieci diventano ventidue.
Nasce una rete regionale, organizzata per itinerari: Gargano e Daunia, Puglia Imperiale, Bari e la Costa dei Trulli, Salento, Magna Grecia.
L'assessore Guglielmo Minervini mi mette in contatto con Massimo Ostillio, assessore al turismo.
L'idea piace. Il progetto diventa regionale.

 

Il lavoro che non si vede

Dietro le processioni c'è sempre un lavoro da artigiani.
Ricerca, analisi, un disciplinare di qualità per garantire accoglienza e servizi minimi.
Poi gli strumenti: una guida bilingue, un portale web, la presenza alle fiere, uno stand all'aeroporto di Bari per intercettare chi arriva e chi parte.
L'obiettivo era preciso: destagionalizzare. Usare la Settimana Santa in Puglia come motore di viaggio, non il solito mare d'estate.
Le radici al posto dell'ombrellone. Un'occasione per scoprire le bellezze del territorio dal punto di vista paesaggistico, artistico ed enogastronomico.

 

Le idee migliori non nascono in ufficio

Nascono ascoltando i turisti, i viaggiatori che fanno domande e chideono "autenticità",
Quella domanda "ma solo Molfetta?" era già la risposta. Bisognava solo prenderla sul serio.
E quando una dirigente ti chiede "ma tu chi sei?", forse è il segnale che il lavoro invisibile ha cominciato a farsi vedere.
Insomma nessuno mi aveva dato un incarico. Mi ero preso la responsabilità di ascoltare. A volte basta questo.

 

Se lavori nella promozione culturale o turistica e vuoi raccontarmi il tuo progetto, scrivimi.