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27 dicembre 2025

Hanno bruciato la mia installazione (e ho capito che avevo vinto)

 

La telefonata arrivò in piena notte. "Pronto, sig. Armenio? Hanno bruciato tutta l'installazione nella piazza."

Castellaneta, 2006. Pochi mesi prima avevo montato "La Via di Gerusalemme" a Molfetta, e lì avevamo rifatto il format: concerti, mostra fotografica, e al centro della piazza principale una cosa che nessuno si aspettava. Blocchi di polistirolo a formare un muro crollato. Un nastro rosso per il sangue che scorre. Intorno, le mie gigantografie dalla Terra Santa, stampate grandi come porte.  Provocatoria. E per me necessaria. Nella villa comunale avevo appeso altre foto. Lì non toccarono niente.

 

Il dubbio che si legge in faccia alla gente

Qualche giorno prima dell'inaugurazione, il dott. Michele Recchia mi si era avvicinato preoccupato. "Armenio, ma siamo sicuri? La gente la guarda con un'espressione disturbata." "Si abitueranno", risposi. Mentivo. Avevo paura anch'io. Ogni volta che monti qualcosa di diverso, quella voce ti sussurra la stessa domanda. E se sbagli? E se non capiscono? La voce c'è sempre. Cambia solo se la ascolti o se vai avanti a montare lo stesso.

 

Nessuno brucia qualcosa di banale

Quella notte, davanti al telefono, ho capito una cosa. Avevano dato fuoco a un oggetto che li aveva disturbati troppo per lasciarlo stare. Non ho mai saputo con certezza se bruciasse la mia opera o qualcosa di più grande che quella opera si portava dietro. Forse tutte e due.

L'evento si fece lo stesso. Le foto nella villa erano intatte, ordinate, perfette. Eppure quella piazza vuota, con i resti anneriti al centro, raccontava più di ogni stampa conservata bene.

 

Quello che resta di una piazza bruciata

Ci ripenso ogni tanto e sorrido. L'arte che non disturba resta arredamento. E io, quella sera, un muro l'avevo fatto crollare per davvero.

 

 

> scopri la mostra La Via di Gerusalemme

 

 

 

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19 dicembre 2025

"Sig. Sindaco, sabato prossimo tenga spento il quartiere della Madonna dei Martiri."

 

L'allora sindaco Tommaso Minervini alzò lo sguardo dalla scrivania e mi fissò come si guarda uno che l'ha sparata grossa. "Armenio, non se ne parla proprio."

Era il 2006. Con Giovannangelo de Gennaro e Paolo de Santoli stavamo preparando "La Via di Gerusalemme" dentro l'Ospedale dei Crociati: musica, installazioni, videoproiezioni sulle mura medievali. Ma per funzionare serviva il buio. Quello vero. Non un capriccio estetico, una necessità tecnica. Le proiezioni sotto i lampioni sarebbero state invisibili. Ecco perché ero lì a chiedere l'impossibile.

 

 

Quando ti dicono no

"E se spegnessimo solo il Viale dei Crociati?" Silenzio. Il sindaco ci pensò. "Solo il viale. E solo per l'inaugurazione." Ottenuto. A volte la soluzione non è insistere sulla stessa richiesta, ma trovare quella che nessuno ha ancora immaginato.

 

 

Chi si sposa stasera?

Il viale spento, il piazzale buio, persino la Basilica immersa nell'oscurità. Gli abitanti del quartiere si avvicinarono curiosi. "Chi si sposa stasera? E chi sono gli sposi?" Provavo a spiegare che era un evento culturale. Non ci credevano. L'unica ragione per cui qualcuno avrebbe spento la Basilica della Madonna dei Martiri era un matrimonio principesco. Un evento culturale, per loro, non stava nemmeno tra le possibilità.

 

Ed è proprio lì il punto. Quando fai qualcosa che nessuno ha mai fatto, le persone non hanno le categorie per capirlo. Dentro l'Ospedale dei Crociati, intanto, succedeva altro. Le note di Giovannangelo de Gennaro riempivano le sale medievali, le installazioni di Paolo de Santoli guidavano i visitatori, e sulle pareti antiche scorrevano le immagini del mio reportage dalla Terra Santa. Nessuno stava "vedendo una mostra". Stavano vivendo un pellegrinaggio immobile.

 

 

L'idea era nata a Gerusalemme

Mesi prima, camminando sulla Via Dolorosa, mi ero chiesto come far vivere tutto questo a Molfetta. La risposta non era nella tecnologia. Era nell'osare immaginare una cosa mai fatta: spegnere una Basilica per accendere la cultura.

Certe idee prima spaventano. Poi restano. Quella sera, a distanza di anni, la gente del quartiere se la ricorda ancora.

 

 

La Via di Gerusalemme (2006) – scheda mostra

 

 

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9 dicembre 2025

L'Italia all'inizio degli anni Novanta galleggiava senza garanzie. 1992: la lira esce dallo SME. Il governo Amato preleva forzatamente soldi dai conti correnti di tutti gli italiani. Dai nostri no, quelli erano sempre vuoti. Tangentopoli fa crollare i partiti, la mafia colpisce al cuore assassinando Falcone e Borsellino.

 

A Molfetta non ci facciamo mancare nulla. Perdiamo il sindaco Gianni Carnicella, assassinato, e don Tonino Bello ci lascia portandosi via certezze che non torneranno più. L'aria era quella delle grandi svolte, ma nessuno ci aveva dato il libretto d'istruzioni.

 

 

Il quarto capannone: ostinazione pura

Proprio in quel periodo stavamo costruendo il nostro opificio. Il quarto nella zona industriale di Molfetta. Intorno, niente. Solo campagna, qualche capannone sparso e noi, testardi come muli, che puntavamo tutto su un sogno che sembrava sempre più folle.

 

Poi arriva la mazzata finale. Il governo Amato, con decreto retroattivo, cancella tutti i contributi a fondo perduto destinati alle imprese. Anche il nostro. Quello su cui avevamo fatto i conti, costruito piani, immaginato il futuro.

 

 

I tre dell'apocalisse

Quel sabato pomeriggio me lo ricordo come fosse ieri. Io, Stefano (ancora oggi il mio socio) e il costruttore, davanti alle fondamenta del capannone che iniziava a prendere forma. Tre facce scure, un silenzio pesante come macigni, e una domanda che bruciava: che facciamo ora? Lui preoccupato di recuperare quanto dovuto. Noi senza la minima idea di dove trovare i soldi per andare avanti.

Siamo rimasti lì, in piedi, a dire qualche frase fatta che non convinceva nemmeno noi. Potevamo fermarci. Sarebbe stato ragionevole, sensato, comprensibile. Nessuno ci avrebbe giudicato.

 

E invece no. Perché c'è un momento, uno solo, in cui decidi chi sei veramente. In cui capisci che mollare è la cosa più facile del mondo, e resistere è quello che ti resta. Senza troppe parole, con quella testardaggine che ci viene da lontano, abbiamo deciso.

 

Avanti. Comunque. Sempre.

Ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo lavorato il doppio e dormito la metà. Stretto la cinghia, tagliato spese, negoziato con le banche, convinto i fornitori, resistito a chi ci consigliava di mollare. Perché la resilienza non è una bella parola da mettere su Instagram. È la scelta quotidiana e testarda di non arrendersi quando tutto e tutti ti dicono di farlo. È l'ostinazione di chi costruisce mentre il mondo crolla.

 

Quel capannone oggi è ancora in piedi. Noi pure. E quella campagna intorno? Non è più vuota.

 

 

 

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29 novembre 2025

Zona rossa, o di come vendere orecchiette quando è complicato uscire di casa

"Armenio, ma siamo in ZONA ROSSA!" È la frase che mi sono sentito dire nell'estate del 2020. Al telefono, i sindaci pugliesi oscillavano tra il panico sanitario e la perplessità totale davanti alle mie proposte di turismo esperienziale. Diciamocelo: proporre itinerari mentre l'Italia intera è blindata in casa suona come un delirio. Eppure.

 

Quando tutti si fermano, qualcuno pensa al dopo

Ragionavo su una certezza. Prima o poi si sarebbe ripartiti, e chi si fosse fatto trovare pronto avrebbe avuto un vantaggio. E allora ripartiamo da noi stessi, pensai. Iniziamo a raccontarci al mondo. Così nasce PugliaAutentica.it, la Puglia che non hai mai visto, un progetto di marketing territoriale concepito nel momento meno turistico della storia recente.

 

 

L'idea era semplice e ambiziosa. Mettere in rete comuni, tradizioni, produttori e operatori culturali dal Gargano allo Ionio: dai riti della Settimana Santa in Puglia alle feste dei Patroni di Puglia, dai Cammini dell'Anima alla Puglia dei Sapori. Tutto pronto, tutto online, in attesa del via libera. Aderirono quattordici comuni dal Gargano al Salento e quindici aziende agroalimentari pugliesi.

 

La Puglia arriva a casa tua

Il risultato fu questo: mentre i turisti non potevano venire in Puglia, la Puglia andava da loro. Attivammo un e-commerce di prodotti tipici spediti in tutta Italia e in Europa. Il paradosso era servito, vendere un territorio senza poterlo far visitare. E non ci fermammo lì. In parallelo costruimmo itinerari tematici, guide multilingue, pacchetti esperienziali già pronti per la ripartenza.

 

 

BIT Milano 2021: mascherine e stand virtuali

La BIT, Borsa Internazionale del Turismo, prevista a febbraio in presenza, si reinventa online dal 9 al 14 maggio 2021. Noi ci presentiamo alla Digital Edition con uno stand virtuale che racconta la Puglia autentica a operatori e viaggiatori da tutta Europa. Niente presentazioni dal vivo: video, call, materiali online. Un format ibrido che intercettava il momento, la voglia di ripartire c'era, le modalità erano ancora caute.

 

 

Chi costruisce durante la crisi

Quella telefonata con i sindaci in piena zona rossa oggi mi fa sorridere. Ma mi ha lasciato una cosa: nei momenti di crisi, chi continua a progettare parte avvantaggiato, a patto che abbia ancora voglia di sognare. Mentre l'Italia si chiudeva noi spedivamo orecchiette, e quando ricominciava ad aprirsi eravamo già pronti con itinerari, pacchetti e una rete territoriale collaudata.

 

 

Visionario o testardo, la sentenza la lascio a voi.

 

 

 

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21 novembre 2025

Storia di emigrazione italiana: mio nonno partì da Molfetta nel 1930 per costruire la diga di Assuan. Un viaggio che costò tutto per un pezzo di pane.

Molfetta 1930: quando partire significava sopravvivere

Inizio anni Trenta. Il nostro Paese porta le ferite della crisi del '29. Al Sud la realtà è disoccupazione, salari miseri, fame. Da molte case si parte: per il Nord, l'America, i cantieri in Africa. Anche da Molfetta si parte così: in silenzio, con una valigia leggera piena di speranze. Questa foto la guardo spesso. Mio nonno insieme ad altri disperati partirono da Molfetta per lavorare alla costruzione della diga di Assuan, in Egitto. Non cercavano fortuna. Cercavano un pezzo di pane.

 

 

Emigrazione italiana: i ragazzi del deserto

Lui era scalpellino. Lavorava la pietra, come poi farà mio padre. Nella foto li vedo: poco più che ventenni con attrezzi in mano, camicie bianche sporche di polvere, cappelli per ripararsi dal sole africano. Qualcuno prova un mezzo sorriso. Altri hanno lo sguardo duro di chi sa che quella non è avventura ma necessità.

 

 

Il prezzo del pane

Non oso immaginare come fossero le condizioni di lavoro alla diga di Assuan. Dopo un anno, mio nonno tornò a casa. Non con i soldi che sperava, ma malato di dissenteria. A casa trovò un'altra ferita: anche sua moglie – mia nonna – era stata colpita da una forte paralisi alle gambe che la costrinse a letto per il resto della vita. Due vite segnate. Una nel deserto, a costruire una diga; l'altra in casa, ad aspettare.

 

 

Da dove veniamo

Quando oggi parlo di imprenditoria, di progetti, di packaging territoriale, so da dove vengo. Vengo da uomini che hanno costruito dighe nel deserto per dare da mangiare alle famiglie. Vengo da mani di scalpellini che lavoravano la pietra. Mio nonno scalpellino. Mio padre scalpellino, a lavorare le pietre di Molfetta negli anni '50. "Io oggi costruisco relazioni e business invece di roccia, ma con la stessa testardaggine meridionale..."

 

Questa storia non è epopea eroica dell'emigrazione italiana: racconta anche da dove veniamo. Da gente che non si è arresa, che ha attraversato il mare, che ha costruito dighe. Il lavoro – quello vero – è sempre costruzione di dighe nel deserto.

 

 

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14 novembre 2025

Storia di packaging culturale

2011. Da una festa patronale a San Severo è nato il brand "Patroni di Puglia: la festa", un progetto di marketing territoriale che ha coinvolto 32 comuni pugliesi nella promozione del turismo culturale legato alle tradizioni e alle feste patronali della regione. Nicola aveva mantenuto la promessa. "Se usciamo vivi da questa stanza, a maggio vieni da me per la festa di San Severo." E io, di parola, mi presentai.

 

 

I fujenti che non ti aspetti

Quella domenica di maggio del 2011 vedo arrivare i "fujenti" che corrono a ridosso delle batterie pirotecniche durante la festa della Madonna del Soccorso. Mi aggrego subito a loro per fotografare e filmare. Mi ricorda Pamplona con i tori. Uomini, ragazzi, donne corrono attaccati alle batterie. Quasi a voler gareggiare con il fuoco. Non dietro. Con il fuoco, letteralmente.

 

 

Dall'emozione al progetto

Dopo qualche giorno vado dall'Assessora al Turismo della Regione Puglia, Silvia Godelli. Le propongo: "Assessora, dopo i riti della Settimana Santa dobbiamo dedicare un progetto alle feste patronali. È un patrimonio immateriale enorme. Possiamo promuoverlo e destagionalizzare i flussi turistici. Per il budget, voi una quota, il resto lo raccolgo dai Comuni." La risposta arriva subito: si parte con il brand "Patroni di Puglia: la festa".

 

 

Quando la visione è chiara

Aggregare i Comuni che aderirono al progetto non fu complicato. Quando hai chiaro dove vuoi arrivare e trasmetti entusiasmo autentico, il mondo ti segue. Con tenacia raccontavo un progetto concreto: un disciplinare rigido, guida pocket multilingue, presenza digitale, fiere nazionali e internazionali. Obiettivi chiari, tempi definiti, risultati misurabili e un pizzico di follia creativa. La fiducia si costruisce mostrando che hai una visione e gli strumenti per realizzarla. E poi eravamo diventati "famosi" per il progetto Settimana Santa in Puglia.

 

 

Il packaging del territorio

In fondo stavo facendo il mio lavoro: packaging. Ho preso contenuti culturali dispersi, sagre, luminarie, pellegrinaggi, fuochi, carri, e gli ho dato una confezione attraente per il mercato turistico. La passione per il design e la fotografia mi ha permesso di creare format che hanno funzionato: una visual identity riconoscibile, storytelling fotografico per web e social, guide curate nel layout. Non solo strategia, anche estetica.

 

Invece di etichette per il vino, confezionavo tradizioni. Invece di packaging per la pasta, promuovevo patrimonio immateriale. Stesso metodo, stesse competenze, prodotto diverso. E pensare che tutto è nato da quel balcone a San Severo.

 

O forse da una promessa fatta tra le pareti di un ospedale.