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PROGETTI

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2005 - ZAPP IMPRESA è una rivista bimensile nata a Molfetta per dare voce alla zona industriale, creare dialogo tra imprese, istituzioni e comunità e fare marketing territoriale d’impresa.
Come trasformare capannoni in celebrità (di marketing territoriale)

 

Dal quarto capannone a “proviamo a raccontarci”

Quando ci insediammo nella zona industriale di Molfetta, nel 1993, il nostro opificio era “il quarto capannone”. Punto.
Inizio anni 2000: i capannoni erano diventati una città nella città. Un mondo intero fatto di artigiani, commercianti, meccanici, servizi.
Solo un dettaglio: nessuno lo conosceva davvero.
Da qui l’idea (per qualcuno “folle”):
raccontare la zona industriale come se fosse un territorio da scoprire, con le sue storie, i suoi volti, le sue sfide.
In una parola: fare marketing territoriale dove tutti vedevano solo capannoni.

 

ZAPP IMPRESA: dalla periferia alle camere di commercio europee

Nacque ZAPP IMPRESA, rivista bimensile per sviluppare conoscenza e consapevolezza tra tutti i protagonisti dello sviluppo territoriale: istituzioni, associazioni, professionisti, imprenditori.
Obiettivo: creare dialogo con la città affinché la zona industriale non fosse un corpo estraneo alla comunità molfettese.
 

ZAPP IMPRESA: una rivista per accendere i riflettori

Nasce così ZAPP IMPRESA, rivista bimensile dedicata a:
- imprenditori e lavoratori della zona industriale;
- istituzioni, associazioni di categoria, professionisti;
- chiunque volesse capire come stava cambiando il tessuto produttivo di Molfetta.
Obiettivo dichiarato:
trasformare la zona industriale da corpo estraneo a parte viva della comunità, aprendo un dialogo con la città.
La rivista, anche in versione inglese, veniva:
- spedita gratuitamente a camere di commercio italiane ed europee;
- distribuita e venduta in edicola.
Un progetto editoriale che portava la periferia industriale di Molfetta sulle scrivanie giuste, dentro e fuori dall’Italia.

 

Da periferia invisibile a protagonista del territorio

ZAPP IMPRESA è stato molto più di una rivista:
- ha dato volto e voce alle imprese;
- ha creato occasioni di confronto tra enti pubblici e privati;
- ha raccontato la zona industriale come motore dello sviluppo territoriale;
- ha posto le basi per una nuova percezione: non più “zona a parte”, ma pezzo essenziale dell’identità di Molfetta.
Un vero e proprio caso di promozione culturale e marketing territoriale d’impresa, nato in un luogo dove, sulla carta, si sarebbe dovuto parlare solo di produzione, numeri e logistica.

 

La tua zona industriale è ancora invisibile?

Molte aree produttive vivono ancora oggi la stessa situazione: lavorano, crescono, innovano… ma restano fuori dal racconto del territorio.
Eppure, a volte, basta cominciare a raccontarsi con gli strumenti giusti per:
- creare dialogo tra imprese, istituzioni e comunità;
- far emergere storie, competenze e progetti;
- trasformare una periferia industriale in protagonista del marketing territoriale.

 

[Creiamo dialogo tra mondi]

 

 

 

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2003 - ASSOCIAZIONE OPERA - Quando il Sindaco Ti Ordina di Coprire i Manifest
L'’Associazione Opera lancia a Molfetta una campagna di educazione civica ironica e urticante: manifesti censurati e marketing territoriale fuori dagli schemi.
 

L'ira del primo cittadino

Telefono che squilla, tono perentorio: «COPRITELI quei manifesti!».
È l’ordine dell’allora Sindaco, infastidito da una campagna di affissioni che “disturbava” più di qualcuno.
Poco dopo vengo convocato dal Presidente dell’ASM, furioso perché quella campagna di educazione civica era stata lanciata «a sua insaputa».
Peccato che fosse una campagna autofinanziata, pensata dall’Associazione Culturale Opera per difendere ambiente e territorio, non per attaccare il Comune.

 

 

Slogan scomodi per coscienze addormentate

I messaggi erano tutto fuorché neutri:
- «Non fare il pezzo di merda per strada»
- «Liscio, gasato o vastaso?»
- «Sapore di sale o sapore di maiale?» (per chi abbandona rifiuti in spiaggia)
Ironici, diretti, volutamente provocatori: il contrario della solita comunicazione istituzionale annacquata.
A chiudere, un concorso sui social per invitare i cittadini a inventare nuovi slogan per l’ultima ondata di manifesti.
Risultato?
Scandalo nelle stanze dei bottoni, ma grande attenzione in città.
Quando la comunicazione è onesta, il marketing territoriale sa essere anche ruvido.

 

Un’associazione che non stava mai ferma

L’Associazione Opera, realtà senza scopo di lucro, in quegli anni è stata un piccolo “motore culturale” molfettese:
- mostre d’arte;
- incontri e rassegne;
- progetti di marketing territoriale per promuovere eccellenze culturali e turistiche.
L’obiettivo era sempre lo stesso: usare la comunicazione per far crescere consapevolezza, partecipazione e orgoglio del territorio.

 

Quando l’educazione civica fa più paura della pubblicità

Quella campagna ha dimostrato che:
- a volte una frase scomoda funziona più di cento comunicati stampa;
- dire le cose come stanno può mettere in crisi le istituzioni, ma rafforza il legame con la comunità;
- il marketing territoriale non è solo slogan patinati, ma anche coraggio di chiamare i problemi per nome.
Ti hanno mai chiesto di “coprire” una tua campagna?
Spesso sono proprio i messaggi che disturbano a smuovere davvero le coscienze.

 

Sensibilizziamo il tuo territorio

Se la tua città ha bisogno di una campagna di educazione civica fuori dagli schemi – su ambiente, rifiuti, decoro urbano o comportamenti incivili – possiamo progettare insieme una comunicazione:
- chiara, ironica e memorabile;
- radicata nel territorio e nel suo linguaggio;
- capace di diventare un vero caso di marketing territoriale.

 

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