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PROGETTI

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PROGETTI

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2008 /  Settimana Santa in Puglia, quando un "solo Molfetta?" diventa una rete di 22 comuni. E poi arriva la Spagna.
Un progetto di promozione turistica dei riti religiosi pugliesi nato da una domanda ripetuta in fiera. Senza incarico, senza ufficio regionale alle spalle.
Diventato in pochi anni un programma della Regione Puglia con conferenze stampa alla BIT Milano, TTG Rimini, ITB Berlino, FESPO Zurigo, presenze alle fiere del turismo religioso, copertura su RAI Radio2, Telenorba e Antenna Sud.

 

La domanda che ho preso sul serio

Alla BIT di Milano, all'infopoint di Molfetta, nei corridoi delle fiere, la scena era sempre la stessa. Turisti e pellegrini che avevano vissuto i riti della Settimana Santa di Molfetta mi chiedevano:
"Bellissimo… ma solo Molfetta? Non c'è altro in Puglia?"
Ripetuta decine di volte, quella domanda era già una risposta. La Puglia dei riti pasquali esisteva, dal Gargano al Salento, ma andava in ordine sparso, ogni paese per conto suo. Nessuno la raccontava come un'unica destinazione.
Nel 2008 ho cominciato a fare telefonate. Non avevo un incarico. Avevo una lista di comuni e una convinzione.

 

Da 10 a 22 comuni

> Prime adesioni: 10 comuni, dal Gargano al Salento.
> Crescita per passaparola: in pochi mesi diventano 22.
> Passaggio istituzionale: il consigliere regionale Guglielmo Minervini mi mette in contatto con l'assessore al turismo Massimo Ostillio. Il progetto entra nei programmi della Regione Puglia.
Ogni comune versa una quota d'iscrizione. Non è un dettaglio: è la prova che la rete non è calata dall'alto, ma sostenuta dai territori stessi.

 

Il metodo

> Ricerca sul campo. Mappatura dei riti processionali pugliesi, comune per comune, per capire quali erano pronti ad accogliere visitatori e quali avevano bisogno di tempo.
> Disciplinare condiviso. Un documento di standard minimi di accoglienza e servizi. Non un manuale da bando: una base di lavoro comune, scritta con i comuni, non per i comuni.
> Cinque itinerari. Gargano e Daunia, Puglia Imperiale, Bari e la Costa dei Trulli, Salento, Magna Grecia. La Puglia leggibile in cinque percorsi, non in paesi sparsi.
> Guida pocket multilingue con gli itinerari dal Gargano al Salento, portale web, canali social.
> Presenza continuativa alla BIT di Milano (dal 2009 al 2013), alla fiera AUREA del turismo religioso a Foggia e San Giovanni Rotondo, stand all'Aeroporto di Bari.
> Conferenze stampa nelle province di Bari, Lecce e Foggia.
> Presentazioni ad Andria, Bitonto, Francavilla Fontana, Grottaglie, Molfetta, Noicattaro, Tricase, Vico del Gargano, Monte Sant'Angelo. Convegno al Museo Diocesano di Molfetta. Presentazione alla libreria Laterza di Bari.
> Obiettivo: portare visitatori in Puglia fuori dai mesi estivi.

 

2018  /  La Spagna, Valladolid, l'apertura internazionale

Dieci anni dopo le prime telefonate, il progetto ha attraversato un confine.
Nel 2018 si è aperta una collaborazione con la Spagna e con l'Università di Valladolid, una città che ha con la Settimana Santa un rapporto antico, diverso dal nostro, ma parente nelle radici.
Da quell'incontro sono nati scambi, confronti di metodo e nuovi scenari di lavoro che hanno portato la rete pugliese a misurarsi con un contesto internazionale.
È il passaggio che ha reso evidente una cosa: quando un progetto di territorio viene costruito sull'ascolto, prima o poi qualcuno da fuori lo riconosce.
 

Quello che ha funzionato

Il progetto ha mostrato che una rete di territori piccoli e medi può reggere, se nasce dall'ascolto e non dalla scrivania.
Che un disciplinare condiviso vale più di venti bandi paralleli. Che una domanda ripetuta in fiera, se qualcuno la prende sul serio, può diventare la mappa di una regione.
E che, a distanza di dieci anni, può anche diventare un ponte con un altro Paese.

 

Se hai una rete di comuni da costruire o da rilanciare

Se rappresenti un consorzio turistico, un'unione di comuni, un GAL o una rete territoriale e vuoi costruire un progetto di promozione turistica attorno al patrimonio immateriale del tuo territorio, scrivimi.
Si parte sempre dalla stessa cosa: una conversazione.
[contattami]

 

website > www.settimanasantainpuglia.it
video > https://youtu.be/mFyxf_KhjRE?feature=shared

 

 

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2007 - SETTIMANA SANTA A MOLFETTA - Mi avevano chiesto un manifesto, ho consegnato un progetto da trentamila euro.
Una richiesta semplice della Confraternita della Morte di Molfetta diventa, senza un euro pubblico, il primo piano di promozione turistica dei riti religiosi molfettesi.
L'anno dopo, alle fiere, inizierà a tornare una domanda che aprirà tutto il resto.

 

La richiesta

Un giorno entrano nel mio ufficio il dottor Franco Stanzione, priore della Confraternita della Morte, e il fotografo Antonio D'Agostino. La richiesta è chiara:
«Gaetano, voglio un bel manifesto per la Settimana Santa a Molfetta
Passano alcuni giorni. Ci rivediamo. Loro si aspettano un layout. Io appoggio sul tavolo due cartelle dattiloscritte: un progetto di promozione turistica della Settimana Santa molfettese, valore trentamila euro.
Il priore mi dice subito, con l'onestà che gli riconoscevo, che la Confraternita può contribuire solo con una piccola quota.
Lo sapevo già. Ma quel potenziale lo avevo visto, e non volevo lasciarlo lì.

 

Un progetto culturale per una confraternita, senza fondi pubblici

Il progetto poteva esistere solo se lo tenevano su le imprese del territorio. Ne ho coinvolte otto:
Remec, Cattolica Popolare, Oleificio Goccia di Sole, Top Service, Garden Hotel, Editrice L'Immagine, Rifindecor, ConfSud.
Ciascuna ha messo una quota. Insieme alla quota della Confraternita, è bastato. Niente soldi pubblici: il Comune aveva altro a cui pensare....
È stato, di fatto, uno dei primi casi in cui ho visto che valorizzare un rito religioso come offerta turistica non richiede necessariamente un bando: richiede persone che credono nel territorio.

 

 Il metodo

> Spazio alla BIT di Milano per presentare Molfetta e i suoi riti a operatori italiani e stranieri.
> Stand all'Aeroporto di Bari-Palese per due mesi, nei flussi reali di chi arriva e parte.
> Infopoint aperto presso la Confraternita nei giorni della Settimana Santa.
> Catalogo e portale bilingue italiano/inglese dedicati ai riti.
> Visite guidate durante il periodo pasquale, con un percorso costruito sulla città.

 

Oggi

Il progetto del 2007 è rimasto un'unica stagione. Non perché sia finito male: perché è diventato altro.
L'interesse raccolto a Milano e a Bari-Palese, e soprattutto la domanda che tornava dai visitatori, "solo Molfetta?", mi hanno convinto che la scala giusta non era più la città, ma la regione.
L'anno dopo è nata la rete della Settimana Santa in Puglia
Non ho numeri da mostrare di quell'edizione: all'epoca non li abbiamo raccolti, e sarebbe disonesto inventarli adesso.
Quello che posso dire è che l'interesse fu abbastanza grande da spingere un progetto di città a diventare un progetto di regione.

 

Se hai un rito religioso o una tradizione popolare da promuovere

Se rappresenti una confraternita, un comune o una rete di imprese e hai una tradizione, una festa, un rito che meriterebbe più di un manifesto, scrivimi.

 

video  > https://youtu.be/-5y_m1diEjI

 

 

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2006 / Nove Mercanti in Fiera. Nove aziende della zona industriale di Molfetta, uno stand condiviso alla Fiera del Levante.
Convinco nove imprenditori della zona industriale di Molfetta a presentarsi insieme alla Fiera del Levante di Bari. Nessun contributo pubblico: ogni azienda mette la sua quota.
Alla fine della fiera, il mio ufficio si riempie di fiori.

 

La proposta

Zona industriale di Molfetta, metà anni Duemila. Ogni azienda va in fiera per conto suo, il proprio stand, i propri clienti, il proprio catalogo. A nessuno viene in mente di presentarsi insieme.
Comincio a fare il giro delle aziende con una proposta semplice: condividere uno spazio alla Fiera del Levante. Non un consorzio, non un progetto pluriennale.
Un esperimento: vediamo cosa succede se un'area industriale si presenta come un'unica realtà produttiva invece che come nove stand separati.
La reazione iniziale è quella che ti aspetti. Diffidenza, perplessità, il solito "ma noi siamo diversi, facciamo cose diverse".
Poi, uno alla volta, dicono sì.

 

 

Le nove aziende

A raccogliere la proposta sono nove realtà diverse per settore, tutte autofinanziate:
Cattolica Popolare, Globeco, Gaudio, Giesse Impianti, Grossano Arredamenti, Inottica, Molfetta Outlet, Remec, Sitec.
Ciascuna mette una quota. Nessun bando, nessun contributo pubblico. Solo imprenditori che decidono di provare.

 

La Cassetta degli Attrezzi

> Parti da una visione concreta da condividere: che la zona industriale di Molfetta smettesse di essere un indirizzo e diventasse un nome
> Fai il giro uno a uno: la proposta collettiva si vende a porte singole non in assemblea
> Togli complessità alla proposta: non un consorzio non un impegno pluriennale ma un esperimento con una data di inizio e una di fine
> Scegli un nome che racconti il progetto: NOVEMERCANTIinFIERA dice già tutto prima che il visitatore entri nello stand
> Autofinanziamento come regola: chi mette soldi propri decide con più serietà
> Uno stand unico visivamente: il visitatore deve percepire un luogo non una somma di aziende
> Ho curato grafica e comunicazione del progetto: dall'identità visiva dello stand ai materiali promozionali distribuiti in Fiera

 

 

Lo stand condiviso alla Fiera del Levante

NOVEMERCANTIinFIERA diventa uno stand unico alla Fiera del Levante di Bari: nove aziende della stessa area industriale che si presentano come rete. L'idea è che il visitatore entri per una e scopra le altre otto.
Che la zona industriale di Molfetta smetta di essere un indirizzo e diventi un nome.

 

I fiori

A fiera finita, prima ancora di fare i conti, il mio ufficio si riempie di omaggi floreali da parte degli imprenditori.
Non me lo aspettavo. I risultati commerciali erano stati buoni, i contatti nuovi parecchi, e tutti volevano ripetere l'esperienza l'anno dopo.
Nei mesi successivi arrivarono richieste di partecipazione da altre aziende della zona industriale che volevano esserci alla prossima edizione.
Non l'ho ripetuta. L'anno dopo ero già dentro il progetto della Settimana Santa a Molfetta, e le energie erano finite lì.
Ma quei fiori sono rimasti il modo più concreto che ho visto per dire "ha funzionato".

 

Cosa ho capito

Un'edizione sola. Ma per una settimana la zona industriale di Molfetta aveva avuto un nome alla Fiera del Levante, non solo un indirizzo su una mappa.
Nove aziende diverse che insieme occupavano uno spazio come se ci fossero sempre state.
Il visitatore entrava per una e trovava un territorio.

 

 

Video > https://youtu.be/y8lxI68qwZs

 

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2005 - ZAPP IMPRESA - Due anni di marketing territoriale per una zona industriale che nessuno raccontava.​
 

Dal quarto capannone a “proviamo a raccontarci”

Quando ci siamo insediati in zona industriale, nel 1993, il nostro riferimento logistico era "il quarto capannone".
Non un nome, non un'insegna riconoscibile: un numero d'ordine.
Anni dopo mi sono reso conto che quella non era solo una questione di segnaletica.
Era la condizione di tutti. Decine di imprese che lavoravano ogni giorno, producevano fatturato, davano lavoro. e per la città di Molfetta erano poco più che una macchia sulla mappa.
L'invisibilità non era un caso.
Era strutturale: non esisteva nessuno strumento di marketing territoriale pensato per raccontare quello che succedeva là dentro.

 

L'idea: fare marketing territoriale dove tutti vedevano solo capannoni

Nel 2005 ho fondato ZAPP IMPRESA. Rivista bimensile, bilingue, dedicata alla zona industriale di Molfetta, autofinanziata con la vendita di spazi pubblicitari e reportage aziendali.
La spedivo gratuitamente alle camere di commercio italiane ed europee. La vendevo in edicola.
Chi comprava pubblicità su ZAPP IMPRESA non stava comprando spazio su una rivista.
Stava dicendo che esisteva.
Non era un house organ aziendale. Era un tentativo concreto di fare marketing territoriale in un posto dove, fino ad allora, il territorio erano solo capannoni e recinzioni.
Ogni numero conteneva interviste agli imprenditori, rubriche tenute da professionisti del mondo dell'impresa per la formazione, spazi aperti all'arte e alle altre testate giornalistiche cittadine.
Organizzavo convegni a tema.
Non era solo una rivista: era un programma.

 

La Cassetta degli Attrezzi

> Visione concreta da condividere: dare un nome e un volto a una zona industriale che ne era priva
> Autofinanziamento come regola: tutto da spazi pubblicitari e reportage aziendali
> Distribuzione mirata: camere di commercio italiane ed europee e edicola
> Ogni numero una storia concreta: un'azienda, un problema, un interlocutore istituzionale che si trovava obbligato a rispondere
> Ho curato grafica, impaginazione e comunicazione della rivista

 

 

Nel 2006 ho sospeso

Non ho chiuso. Ho sospeso.
Nel 2007 è partito il progetto Settimana Santa a Molfetta, la prima campagna di promozione turistica dei riti pasquali molfettesi, e non riuscivo più a gestire tutto: la rivista, i clienti che seguivo personalmente, il nuovo progetto.
Qualcosa dovevo cedere.
Ha ceduto ZAPP IMPRESA. Non perché non funzionasse. Perché in quel momento stava partendo qualcos'altro, e non ero disposto a farlo a metà.
Due anni sono bastati a dimostrare che la zona industriale aveva storie da raccontare e un pubblico disposto ad ascoltarle. Non era poco.

 

 

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2003 - ASSOCIAZIONE OPERA. Quando l'azienda decide di fare cultura sul territorio
Ho fondato l'Associazione Culturale Opera come emanazione della Editrice L'Immagine: per allargare le relazioni dell'azienda e fare cultura sul territorio. 

 

«Copriteli, quei manifesti!»

La telefonata arrivò con tono perentorio, niente saluti: «Copriteli quei manifesti!». Seppi che l'allora Sindaco-Senatore di Molfetta era furibondo.
Poco dopo mi ha convocato anche il Presidente dell'ASM dell'epoca, l'azienda che gestiva la nettezza urbana. anche lui infuriato perché la campagna, secondo lui, era partita "a sua insaputa".
Era una campagna autofinanziata. Pensata, scritta e impaginata da me. Non attaccava il Comune. Attaccava chi sporcava la città.
Gli slogan erano ironici e scomodi: «Non fare il pezzo di merda per strada». «Liscio, gasato o vastaso?» (per chi getta lattine in mare). «Sapore di sale o sapore di maiale?» (per chi abbandona rifiuti in spiaggia). 
I manifesti non li abbiamo coperti.
Sono rimasti su fino a fine campagna. La rabbia delle istituzioni si è spenta da sola, perché non c'era niente da contestare: era educazione civica vera, autofinanziata, firmata da un'associazione regolare.

 

Perché ho fondato Opera

L'Associazione Culturale Opera nasce nel 2003 come emanazione della Editrice L'Immagine di Molfetta, di cui sono co-amministratore dal 1980.
L'idea era semplice. Un'azienda di editoria e comunicazione che lavora con enti, parrocchie, associazioni e Comuni ha bisogno di un veicolo culturale autonomo.
Per due ragioni concrete: allargare le relazioni dell'azienda fuori dal perimetro commerciale, e poter intraprendere attività culturali  (mostre, campagne, progetti territorialli) senza dover passare ogni volta dal cliente di turno e per una crescita culturale del territorio.

 

Cosa ha fatto Opera

Ho usato l'associazione per tenere insieme tre filoni: mostre fotografiche e d'arte negli spazi della città, rassegne e incontri culturali su temi locali, campagne di sensibilizzazione e di marketing territoriale come quella sull'educazione civica del 2003.
Per quella campagna ho aperto anche un concorso via email: cittadini che scrivevano nuovi slogan da mettere sui manifesti successivi.
Opera ha lavorato per anni su questa linea: usare la comunicazione per far crescere consapevolezza e legame con il territorio. Senza scopo di lucro, senza bandi pubblici, senza contributi: solo autofinanziamento dell'azienda madre.

 

Cosa ne è stato

L'Associazione Opera oggi non è più operativa. Negli anni è stata progressivamente assorbita dall'attività editoriale ordinaria della Editrice L'Immagine, che ha continuato a fare progetti culturali in proprio.
È andata così: l'associazione era nata per poter fare certe cose, poi col tempo l'azienda ha imparato a farle da sola.

 

Una frase scomoda funziona più di cento comunicati

Quando una telefonata arriva alle nove di mattina con un dirigente comunale che urla, è il segno che la comunicazione è arrivata dove doveva arrivare.
Non è una vittoria. È un dato. Vale la pena di tenerselo in mente prima di scrivere il prossimo manifesto.

 

Hai un territorio da svegliare? > Scrivimi